scritto da Max

La domanda è sempre la stessa, puntuale durante questo periodo: quante cose sono cambiate nel mondo della comunicazione nell’ultimo anno? La risposta, da qualche decennio a questa parte, è fortunatamente sempre diversa.
Di quanto e come i social network hanno cambiato usi ed abitudini nel modo di comunicare delle persone è stato detto e scritto moltissimo. Di come le aziende partecipano attivamente a questi nuovi processi anche.
Tutto qui? Nemmeno per sogno.
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scritto da Stefano
Elezioni sì. Elezioni no: in questi giorni la possibilità di tornare al voto diventa sempre più concreta, mentre assistiamo alla solita bagarre politica da campagna elettorale.
Vi direte, cosa c’entra questo con il web?
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scritto da Cristiano

Toh, è uscito il rapporto annuale sullo stato della blogosfera di Technorati. Le mezze stagioni non esisteranno più ma ci sono consuetudini e ritmi ormai acquisiti: del tipo “cadono le foglie – esce Technorati”, “arriva Sant Ambroeus – esce il Post Sotto l’Albero”.
Così in questi giorni in agenzia, alla macchinetta del caffè, gli anziani, quelli con più socialkm alle spalle se la tirano un po’. “Uh, mi ricordo il rapporto Techonrati del 2003.” Oppure: “Oh, quando ho scoperto Technorati io, voi altri non vi facevate ancora nemmeno la barba…”
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scritto da Stefano
Uno dei fenomeni della rete che in questi anni sta spopolando, ve ne sarete accorti, è quello del couponing. Cos’è? Rispolverate il caro vecchio concetto di “gruppo d’acquisto”, più siamo a comprare un certo prodotto e meno lo paghiamo, e applicatelo a internet: trovare persone con gusti ed esigenze simili diventa di gran lunga più semplice.
L’arena è già affollata, si va dai network internazionali, come Groupon, Groupalia o Glamoo, alle realtà nazionali affermate come Tuangon, fino ad arrivare ai nuovi arrivati LetsBonus, Yaffil, e Poinx (per citarne alcuni).
Parliamo di gruppi, di persone quindi naturale che ci vengano in mente i social network, i luoghi dove le persone si conoscono, si parlano, si incontrano.
Allora, facciamo un’analisi di come queste aziende si presentano sui social, in particolar modo Facebook e Twitter. Sembra che proprio tutti prediligano un modello verticale basato sul semplice rilancio delle offerte attive, che solo raramente sfociano in commenti o discussioni allargate: il mezzo social viene in definitiva usato come una semplice espansione del sito e non come uno strumento differente (e di certo più potente) per creare una forte community.
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scritto da Michele
La continua evoluzione delle piattaforme sembra stia portando i vari Social Network a somigliarsi dannatamente l’un l’altro. Facebook si ispira a Twitter, Twitter prende spunto da Facebook, tutti alla continua ricerca di migliorare la user experience, ispirandosi ai successi degli altri. Ormai è scontato che cio’ che viene ben accolto su una piattaforma comparirà su tutte (o quasi) le altre nel giro di poco tempo. Le “best practices” si diffondono a macchia d’olio. Anche se c’è sempre chi resta indietro (un nome su tutti? Anobii).
Da questa logica non sfugge neanche LinkedIn che, nonostante resti un po’ fuori dalle luci dei riflettori e dalle dinamiche di massa, s’è lasciato ingolosire dall’onda social che sta investendo il Web. Dall’alto dei suoi 70 milioni di utenti lancia Signal, accessibile in beta privata, e si butta nella mischia: integrazione dei feed da Twitter e degli status da LinkedIn, ricerca avanzata, trending topics, segmentazione per rete di appartenenza, per industry o per azienda. Tutto quanto necessario per offrire un servizio di ottimo livello.
scritto da Michele
Si fa tanto parlare di Facebook come di una piattaforma, oltre che di un social network, rivoluzionario e dalle molteplici potenzialità ancora inespresse. Abbiamo parlato pochi mesi fa della ventata di novità in ambito social shopping che aveva investito il sito portando con sé riflessioni e nuovi scenari. Ci sarebbero nuove case history da analizzare, sviluppatesi nel frattempo, ma non vuole essere questo lo scopo di questo post.
La direzione che Facebook vuole seguire con l’introduzione del “Like button” e delle Recommendations, forte del supporto che le statistiche di utilizzo gli forniscono, è chiara. Il voler accentrare le abitudini online degli utenti verso il proprio sito è una diretta conseguenza del ruolo di aggregatore, fonte di informazione e ricerca di consenso che gli utilizzatori stessi gli danno. Questa è una delle condizioni essenziali per poter porre le basi della creazione di piattaforme di social shopping, e non solo, sempre più evolute ed efficaci.
Cosa succederebbe se si ribaltassero le parti, se si riuscisse a portare fuori da Facebook ciò che lo rende così “potente”?
scritto da Cristiano
Vi ricordate di un nostro post di qualche mese fa in cui, facendo alcune riflessioni su turismo e web2.0, si raccontava del blogtour?
Si parlava in particolare di Zurigo e si suggeriva il blogtour come versione innovativa e web2.0 del più tradizionale mediatrip. (A proposito: il prossimo blogtour verso Zurigo, è previsto per fine novembre e sarà dedicato alla mostra di Picasso…). Quel post ha incuriosito proprio una delle persone che qui sul web si occupano in modo autorevole e approfondito di turismo. Siccome da cosa nasce cosa e sul binomio web2.0 e turismo le cose da dire sono molte e interessanti, ci siamo ritrovati alla Social Media Week, nella sessione dedicata appunto a Better Tourism.
scritto da Michele
Prendi una coppia inglese che decide di andare in vacanza sul mare d’Irlanda, mettici un impatto non proprio positivo con l’albergo che l’avrebbe dovuta ospitare, aggiungici la troppa fretta di pubblicare un commento negativo su TripAdvisor e il danno è fatto. Tanto è bastato al proprietario dell’hotel in questione per decidere di chiamare la polizia e accompagnare più o meno gentilmente gli sfortunati avventori alla porta.
Così come il resto dei servizi in rete sta seguendo il trend crescente del 2.0, così anche il settore del turismo, uno dei business online più fiorenti in Italia, cerca di evolversi in questa direzione. E giusto ieri, alla Social Media Week, Internet Better Tourism, una sala gremitissima e una mattinata ricca di spunti e riflessioni ci hanno dato una volta di più il polso dell’attrazione reciproca tra settore turismo e web2.0. La ricerca di pareri, opinioni e recensioni online è ormai un must per ogni viaggiatore che si rispetti. TripAdvisor e simili si muovono nella direzione di una maggiore integrazione con i social network più in voga del momento così da aggiungere valore al proprio prodotto proponendo i consigli dei conoscenti degli utenti.
scritto da Cristiano

Una volta si diceva “avere il coraggio di metterci la faccia”, no?
Ecco, ora che le nostre (e vostre) facce, grazie a Facebook, non sono quasi mai un segreto, a volte non basta metterci quella. Sempre più spesso nel nostro lavoro, scandagliamo il web alla ricerca di persone da contattare. Per mandare delle news, per invitarle a un evento, per inviare un prodotto, a volte anche solo (giuro) per il piacere di scoprire punti di vista nuovi e differenti. Ebbene, durante queste fasi di scouting, dovendo cercare un contatto con queste persone in rete, il nostro mezzo preferito è naturalmente l’email. E’ vero che in casi d’emergenza possiamo usare un messaggio su Facebook, un DM su Twitter o FriendFeed, ma appunto si tratta di emergenza. Perché un’email è un’email e le cose fatte per bene, da che il web è il web, si fanno con quella.
Ecco, ora voi là fuori non immaginate quanti blogger, oggi, nell’anno del Signore 2010, non mettono la loro email bene in vista sul proprio blog. A volte la nascondono benissimo, altre volte ti rimbalzano a un form Contatti, una modalità non priva di eleganza certo, una modalità assai in voga attorno alla fine del millennio scorso.
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scritto da Massimiliano

Ormai non è più una notizia, lo sappiamo. La chiusura del blog di Ducati (per tutti Desmoblog) ha suscitato perplessità e molto rumore online.
Tra favorevoli e contrari, l’occasione è anche servita a (ri)sollevare una questione tanto delicata quanto importante: da un lato la morte, resurrezione o nuova vita dei blog (aziendali e non solo), dall’altro l’ascesa inarrestabile di (e l’odio-amore verso) Facebook.
Naturalmente, dal post di chiusura nessuno può pretendere di capire in dettaglio le logiche ed i retroscena che hanno portato alla scelta: siamo per altro (quasi) certi che le riunioni che hanno partorito quel post, a Borgo Panigale, siano state infuocate o comunque molto combattute. Come è giusto che sia quando si decide di mettere la parola fine ad un progetto importante e di successo: online dal marzo 2006, Desmoblog era uno dei primi e più riusciti casi di corporate blog italiano.
Ora, la decisione di spostare le discussioni dal blog aziendale a Facebook crea un po’ di imbarazzo a tutti quelli che, come noi per esempio (ma pare che siamo in parecchi), sono ancora molto affezionati alla blogosfera: però questo imbarazzo (o dissenso) non può e non deve essere solo un elemento nostalgico o “conservatore”, non deve essere motivato dall’attaccamento alla maglia storica della blogosfera piuttosto che a quella attualmente più fascinosa di Facebook.
Forse l’azienda che sul progetto corporate blog e su quel canale aveva investito parecchio ed era stata in definitiva un esempio per tutti, ha visto poi crescere in maniera incredibile Facebook, ha visto meno blog aggiornati, meno giovani leve con la voglia di scrivere e raccontarsi in più di uno status o 140 caratteri. Ha visto una tendenza in atto, e ha fatto com’è giusto le proprie valutazioni. Rispettabilissime, ovviamente.
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