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	<title>Ambito5 &#187; Blog</title>
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		<title>Bing: il nuovo motore sociale all&#8217;attacco di Google</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 11:48:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bing, spalleggiato dall'enorme forza social di Facebook, si inserisce in modo aggressivo nella battaglia per l'integrazione tra search e social, forse guadagnando terreno sulla user experience rispetto a Google.


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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ambito5.com/blog/social-media-mkt/2012/bing-il-nuovo-motore-sociale-allattacco-di-google"><img class="size-medium wp-image-4808 alignnone" title="sidebar e snapshot di bing" src="http://www.ambito5.com/wp-content/uploads/2012/05/sidebar-e-snapshot-300x212.jpg" alt="" width="250" /></a></p>
<p>Tra chi si occupa professionalmente di social media c&#8217;è da sempre un leggero snobismo nei confronti di Bing, il motore di ricerca Microsoft. Ma forse le cose stanno per cambiare.</p>
<p><span id="more-4806"></span></p>
<p><a title="Bing" href="http://www.bing.com">Bing</a> è un po&#8217; snobbato perché è arrivato con ritardo, perché inizialmente la qualità dei risultati non era molto brillante, per <a title="cbs news" href="http://www.cbsnews.com/8301-501465_162-20030370-501465.html">qualche passo falso</a>, e anche perché è facile dare per scontato che nessuno possa competere con il 66,5% di quota di mercato di Google.</p>
<p>In questo scenario si inserisce il prossimo aggiornamento di Bing, che <a title="all facebook" href="http://allfacebook.com/bing-social-sidebar_b88509">come anticipato</a> sta per integrare funzioni di <em>social search</em> molto interessanti, basate sull&#8217;integrazione con Facebook, Twitter, LinkedIn, Quora, Foursquare e persino Google+, che potrebbero cambiare gli equilibri di un quasi-monopolio che vede Google dominante e incontrastato, Bing distante secondo e Yahoo in fase di possibile dismissione. L&#8217;aggiornamento è inizialmente accessibile solo agli utenti residenti negli USA <a title="chiedere bing" href="http://www.bing.com/explore/new?form=BNPNOT&amp;publ=BNPHPNULL&amp;crea=BNPHPNULL">che ne facciano richiesta</a> ma dovrebbe essere gradatamente rilasciato a tutti nei prossimi tempi.</p>
<p>La principale novità è la <em>Sidebar</em>, che mostrerà contenuti rilevanti provenienti dalla propria rete sociale rispetto alla ricerca effettuata, identificando quali dei nostri contatti hanno scritto sul tema o potrebbero avere ulteriori informazioni su ciò che stiamo cercando, e consentendo di postare facilmente una domanda su Facebook per ottenere risposte umane.</p>
<p>La seconda novità è <em>Snapshot</em>, una tecnologia che descrive e definisce l&#8217;oggetto ricercato attraverso contenuti rilevanti: mappe, immagini, descrizioni, multimedia, prodotti eccetera. Una cosa che fa anche Google nello stream dei risultati, ma che su Bing sarà mostrata in una colonna a parte in modo da non &#8220;inquinare&#8221; i risultati della search. <em>Snapshot</em> funzionerà anche sulla ricerca di persone, aggregando tutti i loro profili e contenuti sui social network.</p>
<p>Alcuni vedono la scelta di ampliare il campo di ricerca alla sfera sociale e aggregare i risultati in colonne o pannelli separati come una scelta vincente, una soluzione che Google non è stata in grado di proporre in un&#8217;interfaccia usabile e comprensibile.</p>
<p>Bing, spalleggiato dall&#8217;enorme forza social del partner commerciale Facebook, si inserisce in modo aggressivo nella battaglia per l&#8217;integrazione tra search e social, proponendo un formato innovativo e, dicono alcuni, guadagnando terreno sulla user experience rispetto a un Google forse un po&#8217; bloccato sul proprio formato tradizionale, con la scelta penalizzante di delegare la socialità a una piattaforma esterna, Google+, che ora sta faticando a integrare in modo gradevole e comprensibile nella propria search.</p>
<p>Resta il grosso punto interrogativo dell&#8217;adozione: l&#8217;essere umano è abitudinario e Google vanta oltre un terzo delle ricerche che avvengono ogni giorno, è difficile credere che possa avvenire un ribaltone. Ma se c&#8217;è qualcosa che la storia dei social media insegna, è che le rivoluzioni possono avvenire in tempi brevissimi.</p>


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		<title>We are the 75% &#8211; quasi 3 italiani su 4 sono online</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 06:52:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I numeri della penetrazione della connessione Internet in Italia si avvicinano sempre di più a quelli dei paesi altamente informatizzati, dimostrazione che Internet è diventata un media di massa e diminuisce le distanze. Il 72,15% degli italiani adulti o giovani adulti ha accesso a una connessione e la usa più o meno regolarmente.


No related posts.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ambito5.com/blog/social-media-mkt/2012/we-are-the-75-quasi-3-italiani-su-4-sono-online ecco-per-cosa-usiamo-internet"><img class="size-full wp-image-4796 alignnone" title="75" src="http://www.ambito5.com/wp-content/uploads/2012/05/75_200.png" alt="" width="200" height="145" /></a></p>
<p>I dati <a title="audiweb" href="http://www.audiweb.it/">Audiweb</a> pubblicati a marzo confermano la crescita dei cittadini del Web anche in Italia: nonostante una crisi generalizzata che vede scendere quasi tutti gli indici economici, gli italiani connessi alla rete aumentano del 6,7% nell&#8217;ultimo anno.</p>
<p><span id="more-4792"></span></p>
<p>I numeri della penetrazione della connessione Internet in Italia si avvicinano sempre di più a quelli dei paesi altamente informatizzati, dimostrazione che Internet è diventata un media di massa e diminuisce le distanze. il 72,15% degli italiani adulti o giovani adulti ha accesso a una connessione e la usa più o meno regolarmente.</p>
<p>Se il dato in sé è una conferma ma non una sorpresa, altri numeri sono più interessanti. Per esempio la ripartizione tra sessi e età: in un anno la presenza delle donne online cresce del 5,9%, e ora la differenza nell&#8217;utilizzo tra uomini e donne si è ridotta a soli due punti e mezzo, nonostante un digital divide &#8211; culturale più che di accesso &#8211; in base al genere sessuale sia ancora presente.</p>
<p>E&#8217; anche interessante il fatto che le differenze nell&#8217;uso in base alla fascia di età si assottigliano: oltre il 15% degli utilizzatori è sotto i 25 anni, il 17,3% è nella fascia 25-34 mentre il 46,5% in quella 35-54. Gli over 55 con il 19,1 sono la fascia in più rapida crescita (+13,3%), insieme ai teenager.</p>
<p>La differenza più marcata forse è nel livello di studi (quasi il 25% degli utilizzatori ha una laurea, il 49,7% un diploma superiore o tecnico, contro il 22% che ha un titolo di scuola media inferiore o elementare) mentre nell&#8217;appartenenza geografica le differenze sembrano livellarsi un po&#8217;: Nord Ovest e Nord Est rappresentano rispettivamente il 30,2 e 16,3% della popolazione in Rete, mentre Centro e Sud+Isole contribuiscono con il 16,9 e 30,1%.</p>
<p>In calo, rispetto alo stesso mese dell&#8217;anno precedente, sia il tempo speso nel giorno medio per persona (-6,2%) che le pagine viste nel giorno medio per persona (-15,5%).</p>
<p>E&#8217; altrettanto interessante vedere &#8211; e qui i dati fanno riferimento al 2011 &#8211; quali sono le principali attività effettuate regolarmente dalle persone che accedono. La conferma è che i servizi fondamentali restano un po&#8217; sempre gli stessi: e-mail e motori di ricerca sono da sempre le attività online più comuni tra il popolo dei navigatori italiani, ma l&#8217;utilizzo dei social network, da percentuali molto più basse solo pochissimi anni fa, sale fino al 26,7%, quasi a sfiorare la search.</p>
<p>E&#8217; un dato che rende bene l&#8217;idea di quanto il social web sia un&#8217;attività gradita e praticata al popolo italiano, anche se ancora lontana dalle percentuali di paesi in cui il social networking  è attività diffusa quotidiana, come gli USA, che vantano un 66% di accesso alle reti sociali.</p>


<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;ora migliore per Pinterest e l&#8217;half-life dei contenuti sui social network</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 06:35:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Secondo i dati forniti durante una conferenza da Hilary Mason di Bit.ly, il sabato è il momento di massima attività dei contenuti postati su Pinterest. 


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ambito5.com/blog/social-media-mkt/2012/lora-migliore-per-pinterest-e-lhalf-life-dei-contenuti-sui-social-network"><img class="alignleft size-full wp-image-4780" title="half-life" src="http://www.ambito5.com/wp-content/uploads/2012/05/half-life1.jpg" alt="" width="300" height="177" /></a></p>
<p>Secondo i dati forniti durante una conferenza da Hilary Mason di <em>Bit.ly</em>, il sabato è il momento di massima attività dei contenuti postati su Pinterest.</p>
<p><span id="more-4768"></span></p>
<p><a title="Bit.ly" href="https://bitly.com/">Bit.ly</a> è forse il più diffuso sistema di accorciamento degli URL, grazie alla sue feature di  tracciamento degli accessi e dei click sui social media: accorciando il link a un contenuto tramite Bit.ly e postandolo su un social network è possibile seguirne la performance in termini di clic nel corso del tempo.</p>
<p>Durante una conferenza a <a title="mashable connect" href="http://mashable.com/2012/05/05/best-time-pinterest">Mashable Connect</a> la Mason ha rivelato che, a differenza di altri social network, il momento di massima attività degli utenti di <em>Pinterest</em> avviene nella mattinata del sabato. E&#8217; un dato da tenere presente per chi usa per scopi di comunicazione il social network di condivisione di foto che ha il più alto tasso di crescita al momento, con una presenza di pubblico femminile di oltre l&#8217;80%*</p>
<p>Tra gli altri dati diffusi dalla Mason, quelle relativi alla cosiddetta <em>half-life</em> (durata del contenuto, ovvero il lasso di tempo in cui esso ottiene la maggior parte dei clic) di un contenuto postato sui vari social network.</p>
<p>Ogni contenuto postato in Rete ha una &#8220;vita&#8221; a partire dal momento in cui viene postato, ovvero un ciclo di accessi che vede un picco iniziale e un decadimento successivo. Questo calo è più o meno rapido a seconda del tipo di contenuto, ma anche e soprattutto a seconda dell&#8217;uso tipico che l&#8217;utente medio fa di quello strumento.</p>
<p>Alcuni media &#8211; tipicamente quelli basati su una <em>timeline</em> &#8211; hanno un consumo più rapido e legato al momento in cui si posta, altri mantengono i contenuti &#8220;in vita&#8221; più a lungo, a seconda di come sono progettati e di come vengono usati dalle persone.</p>
<p>Un post su Twitter ha una half-life media di 2,8 ore, che salgono a 3,1 nel caso di Facebook, 7 su YouTube e ancora di più su Stumble Upon e Tumblr, che hanno un uso meno legato al flusso del momento.</p>
<p><em>(*riguardo al pubblico italiano il dato è dibattuto: in un recente programma televisivo è stato indicato come inferiore al 70%)</em></p>


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		<title>Dropbox o Google Drive? Mettere tutti i propri dati nella nuvola</title>
		<link>http://www.ambito5.com/blog/social-media-mkt/2012/dropbox-o-google-drive-mettere-tutti-i-propri-dati-nella-nuvola</link>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 06:41:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi è finalmente venuto il momento in cui è possibile, praticabile ed economico spostare su server online tutti i propri dati (documenti, musica, film, mail, immagini, qualunque cosa risieda sui nostri computer tranne le applicazioni) mantenendone l'accesso ovunque e immediatamente. Perché farlo, e con quale servizio?


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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ambito5.com/blog/social-media-mkt/2012/dropbox-o-google-drive-mettere-tutti-i-propri-dati-nella-nuvola"><img class="alignnone size-full wp-image-4761" title="dropbox e google drive" src="http://www.ambito5.com/wp-content/uploads/2012/05/dropdrive.jpg" alt="" width="200" /></a></p>
<p>Oggi è finalmente venuto il momento in cui è possibile, praticabile ed economico spostare su server online tutti i propri dati (documenti, musica, film, mail, immagini, qualunque cosa risieda sui nostri computer tranne le applicazioni) mantenendone l&#8217;accesso ovunque e immediatamente. Perché farlo?</p>
<p><span id="more-4757"></span></p>
<p>Per non dover mai più dipendere dall&#8217;inaffidabilità della meccanica degli hard disk, dalla schiavitù dei backup, persino dalla necessità di dover trasportare i propri dati su un laptop. Con i servizi di storage online è possibile, installando un&#8217;app in locale, accedere a tutti i propri dati da smartphone e da tablet, ovunque ci si trovi.</p>
<p>Ma anche perchè alcuni di essi consentono una sincronizzazione istantanea tra computer e server, così da avere sempre la situazione aggiornata sia online che sulla propria macchina, e lavorare collettivamente in remoto sullo stesso documento. I sistemi consentono la condivisione &#8211; sia privata che pubblica &#8211; dei file in modo rapido e intuitivo.</p>
<p>Il servizio di storage più usato, almeno nella community social media italiana, è <a title="dropbox" href="http://www.dropbox.com">Dropbox</a>, fondato come startup nel 2007 e diventato lo standard nel settore grazie all&#8217;affidabilità e a un&#8217;ottima user experience. Qualche giorno fa è stato lanciato <a title="google drive" href="http://drive.google.com">Google Drive</a>, che ha una logica molto simile a quella di Dropbox e una forte integrazione con Google Docs e Picasa. Vediamo le caratteristiche dei due sistemi.</p>
<p><strong><em>Dropbox </em></strong><br />
Fornisce inizialmente 2GB di spazio, con una policy di diffusione che regala 512Mb per ogni amico che si riesca a convertire alla registrazione del servizio, fino a un massimo di 18GB (ma con <a title="come avere più spazio su dropbox" href="https://www.google.com/search?sourceid=chrome&amp;ie=UTF-8&amp;q=extra+space+on+dropbox">alcuni sistemi</a> è possibile portarla oltre i 20GB).<br />
Acquistare spazio extra è <a title="piani a pagamento di dropbox" href="https://www.dropbox.com/plans">piuttosto costoso</a>.<br />
Sia la webapp che il software in locale che quello per smartphone vantano un&#8217;eccellente user experience e una grafica accattivante: facili e veloci da usare.<br />
Ha una funzione di revisione che consente di rimediare a cancellazioni errate o di vedere la history delle operazioni effettuate.</p>
<p><strong><em> Google Drive</em></strong><br />
Fornisce inizialmente 5Gb di spazio ma non ha politiche di spazio extra in base ai referral.<br />
Le politiche di prezzo per l&#8217;acquisto di spazio extra sono però <a title="pricing google drive" href="https://www.google.com/settings/storage">molto più allettanti</a>.<br />
E&#8217; perfettamente integrato con Google Docs, Picasa e in futuro presumibilmente <a title="google music" href="http://music.google.com">Google Music</a>, quindi eredita le ottime funzioni di collaborazione online in tempo reale di Gdocs.<br />
La webapp, il software in locale e quello per smartphone hanno un aspetto grafico in linea con gli altri servizi Google, forse meno gradevole di Dropbox.<br />
Si avvale delle straordinarie infrastrutture di server di Google, e ne eredita la sicurezza.</p>
<p>Quale scegliere dipende dalle proprie necessità. Se si necessita di più di 2GB ma non si intende pagare nemmeno quel minimo dei 5 dollari all&#8217;anno di Gdrive, Dropbox e un po&#8217; di spam agli amici può essere la scelta migliore. Se serve uno spazio di 20GB o oltre, se si usano molto i servizi come Google Docs e si è disposti a spendere qualcosa per farlo, Google Drive è probabilmente più interessante.</p>


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		<title>I commenti dei lettori integrano il giornalismo: la visione di Gawker</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 07:10:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social / media / mkt]]></category>
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		<category><![CDATA[user generated content]]></category>

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		<description><![CDATA[Nick Denton è il fondatore di Gawker, network di blog e testate online di grande successo come Gizmodo, Jalopnik e Lifehacker, e recentemente ha lasciato intendere la sua intenzione di rivoluzionare il rapporto tra giornalismo e lettori attraverso i commenti agli articoli.


No related posts.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ambito5.com/news/2012/i-commenti-dei-lettori-integrano-il-giornalismo-la-visione-di-gawker"><img class="alignnone size-full wp-image-4752" title="nick denton" src="http://www.ambito5.com/wp-content/uploads/2012/04/nick-denton.jpg" alt="" width="250" /></a></p>
<p>Nick Denton è il fondatore di <strong>Gawker</strong>, network di <a title="gawker media group on wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gawker_Media#List_of_Gawker_Media_weblogs">blog e testate online</a> di grande successo come Gizmodo, Jalopnik e Lifehacker, e recentemente ha lasciato intendere la sua intenzione di rivoluzionare il rapporto tra giornalismo e lettori attraverso i commenti agli articoli.</p>
<p><span id="more-4751"></span></p>
<p>Il rapporto tra editori e lettori, tra articoli e commenti, tra giornalismo professionale e <em>user generated content</em> è uno dei temi più discussi della storia dell&#8217;editoria online. Che nemmeno la stampa non possa esimersi dalla visione del <a title="cluetrain manifesto" href="http://www.mestierediscrivere.com/index.php/articolo/Tesi">Cluetrain Manifesto</a> secondo cui i mercati sono prima di tutto conversazioni è chiaro da tempo. Che i contenuti e l&#8217;attività editoriale abbiano molto da guadagnare dall&#8217;integrazione dell&#8217;apporto dei lettori, pure. Che spesso i lettori di un articolo siano in grado di espanderne l&#8217;ampiezza, approfondirne i temi, puntualizzare, integrare, spesso correggere, è noto a qualunque giornalista che abbia esperienza di online.</p>
<p>Senza trascurare il fatto che la partecipazione dei lettori a una testata è del tutto gratuita.</p>
<p>Nick Denton ha un&#8217;idea, anzi due. La prima è di integrare in modo nuovo l&#8217;apporto dei lettori ai contenuti giornalistici. Non dice ancora come, ma lascia intuire di voler trasformare la discussione sull&#8217;articolo &#8211; e non l&#8217;articolo stesso &#8211; nel contenuto centrale. Integrando i commenti nel pezzo, attivando canali di conversazione tra redazione e lettori, pubblicando quelle conversazioni non in calce ma come parte integrante dell&#8217;articolo. Mantenendolo sempre aggiornato, trasformandolo in un contenuto dinamico, vivo, persistente.</p>
<p>La seconda idea di Denton è consentire a ciascun lettore di fare il moderatore della propria selezione di commenti, escludendo quelli che non gli piacciono e dando visibilità ai contenuti/commentatori di suo gradimento. Un sistema di filtro in base al valore del contenuto e alla reputazione del suo autore che assomiglierebbe ai sistemi di promozione collettiva come <em><a title="reddit" href="http://reddit.com/">reddit</a></em> o <em><a title="digg" href="http://digg.com/">digg</a></em>, se la selezione non fosse individuale invece che sociale.</p>
<p>Si tratta di un progetto ambizioso che nessuno nell&#8217;editoria ha mai seriamente tentato, e al di là del rischio che non sia compreso dai lettori e delle probabili difficoltà di farlo accettare ai giornalisti, pone una questione non da poco: come farlo, praticamente? Come integrare gli apporti dei lettori, tradizionalmente separati dal contenuto principale da una sorta di apartheid? Come realizzare una vera integrazione, sensata, leggibile?</p>
<p>Il progetto richiede un&#8217;interfaccia completamente nuova. Sarà molto interessante vedere cosa si inventano a Gawker, e se sta davvero per uscire qualcosa di completamente nuovo nel rapporto tra giornalismo e società e nel modo in cui funziona l&#8217;informazione online, congelata in un modello che non è ancora riuscito a sfruttare pienamente le vere potenzialità dei nuovi media.</p>
<p>Per approfondire:</p>
<p><a href="http://gigaom.com/2012/04/20/nick-denton-wants-to-turn-the-online-media-world-upside-down/">http://gigaom.com/2012/04/20/nick-denton-wants-to-turn-the-online-media-world-upside-down/</a></p>
<p><a href="http://gigaom.com/2012/04/20/nick-denton-wants-to-turn-the-online-media-world-upside-down/">http://allthingsd.com/20120311/gawker-will-deputize-commenters-says-nick-denton-at-sxsw/</a></p>
<p style="text-align: right;"><em>foto di <strong><a href="http://www.flickr.com/photos/civixen/">Civixen</a></strong> da flickr</em></p>


<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Arriva l&#8217;advertising su Foursquare</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 10:08:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una conferma di come il futuro del marketing al dettaglio basato sulla location, oltre alla fidelizzazione del cliente già acquisito, sia sempre più basato sulla personalizzazione dell'offerta in base all'identità del cliente e alle raccomandazioni della sua rete sociale.


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ambito5.com/news/2012/arriva-ladvertising-su-foursquare"><img class="alignnone size-medium wp-image-4742" title="SXSW 2010" src="http://www.ambito5.com/wp-content/uploads/2012/04/4sq-300x225.jpg" alt="" width="250" /></a></p>
<p>Si parla di metà giugno come data entro cui Foursquare dovrebbe lanciare la sua piattaforma di advertising, che avrà l&#8217;obiettivo di associare un modello pubblicitario all&#8217;offerta di <em>special</em> localizzati.</p>
<p><span id="more-4740"></span></p>
<p>I dettagli sono ancora un po&#8217; oscuri ma si sanno un paio di cose, e altre si possono intuire. Si tratterà di una piattaforma di advertising, naturalmente a pagamento, ovviamente basata sulla geolocalizzazione, ovvero che farà uso della posizione fisica dello <em>store</em> che fa l&#8217;inserzione e di quella del cliente o del <em>prospect</em>.</p>
<p>La piattaforma è dedicata a tutte le attività commerciali al dettaglio, sia che si tratti di negozi autonomi che di franchising, che di punti vendita di grandi catene, che probabilmente finiranno per essere i primi e più interessati utilizzatori del servizio. Almeno negli USA, dove la storia delle collaborazioni commerciali di foursquare è fatta in parte rilevante di grandi brand e catene di distribuzione (tra cui American Express e Starbucks).</p>
<p>Come funzionerà nel dettaglio non è chiarissimo, per ora si sa che l&#8217;inserzionista potrà proporre attraverso la piattaforma di advertising un&#8217;offerta speciale subordinata al check-in, e, come avviene con le piattaforme adv tradizionali, pagherà per ottenere una maggiore visibilità della sua offerta rispetto alle altre.</p>
<p>Ma la visibilità non dipenderà solo dall&#8217;investimento nel contenuto pubblicitario: l&#8217;utente foursquare vedrà sul suo smartphone le offerte e gli special anche in base a raccomandazioni basate sulla sua storia di check-in precedenti e quella dei suoi contatti.</p>
<p>Rientra quindi nel processo di advertising un elemento di targettizzazione che ha l&#8217;obiettivo di generare risultati che siano rilevanti per l&#8217;utente: se sono maschio di mezza età propormi lo special del negozio di cosmetica non ha alcuna utilità né per me né per il brand, che pagando per la visibilità nei miei confronti avrebbe buttato i suoi soldi.</p>
<p>Ma anche un elemento sociale: se mi trovo in una via con 6 bar, l&#8217;informazione su quale sia quello più frequentato dai miei amici per il pranzo è di valore, per me, ma in questo caso potrebbe andare in conflitto con gli interessi degli altri inserzionisti. Sarebbe interessante sapere come verrà gestito il compromesso tra utilità del servizio e opportunità commerciale (Google per esempio tiene separate la visibilità acquistata da quella che dipende dalla rete sociale).</p>
<p>E&#8217; una conferma di come il futuro del marketing al dettaglio basato sulla location, oltre alla fidelizzazione del cliente già acquisito &#8211; altra grande potenzialità di foursquare come servizio &#8211; sia sempre più basato sulla personalizzazione dell&#8217;offerta in base all&#8217;identità del cliente e alle raccomandazioni della sua rete sociale.</p>
<p>Ora entra in gioco un elemento nuovo che rappresenta la risposta alla domanda, che tanti si sono fatti a lungo, su quale sia il modello di business di questi servizi.</p>
<p style="text-align: right;"><em>foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/laughingsquid/">Scott Beale</a> da flickr</em></p>


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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Google glasses: bufala o naturale evoluzione delle interfacce?</title>
		<link>http://www.ambito5.com/blog/social-media-mkt/2012/google-glasses-bufala-o-naturale-evoluzione-delle-interfacce</link>
		<comments>http://www.ambito5.com/blog/social-media-mkt/2012/google-glasses-bufala-o-naturale-evoluzione-delle-interfacce#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 06:23:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Google ha pubblicato la presentazione video di un'interfaccia completamente nuova, una di quelle cose che sembrano poter cambiare radicalmente il modo in cui eseguiamo compiti quotidiani, ma anche avere il potenziale di far evolvere le società.


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ambito5.com/blog/social-media-mkt/2012/google-glasses-bufala-o-naturale-evoluzione-delle-interfacce"><img class="alignnone size-medium wp-image-4732" title="google glasses" src="http://www.ambito5.com/wp-content/uploads/2012/04/google-glasses-300x197.jpg" alt="" width="300" height="197" /></a></p>
<p><a href="http://www.ambito5.com/blog/social-media-mkt/2012/google-glasses-bufala-o-naturale-evoluzione-delle-interfacce"></a>Il 4 Aprile Google ha pubblicato su YouTube e Google+ un video che molti hanno letto come un pesce d&#8217;aprile in ritardo. Si trattava di una presentazione (fittizia, ma plausibile) di un tipo di interfaccia completamente nuovo, una di quelle cose che sembrano poter cambiare radicalmente il modo in cui eseguiamo compiti quotidiani, ma anche avere il potenziale di far evolvere le società.</p>
<p><span id="more-4727"></span>I <a title="google glasses su google+" href="https://plus.google.com/photos/111626127367496192147/albums/5727545252645641169">Google Glasses</a>, come illustrati nel video che trovate sotto a questo post, sono talmente rivoluzionari che sembrano usciti da <em><a title="Minority report" href="http://www.youtube.com/watch?v=NwVBzx0LMNQ">Minority Report</a></em>, e come tali il primo istinto è stato di archiviarli nel cassetto in cui mettiamo tutti quei prodotti fantastici, presentati da video spettacolari in computer grafica e che finiscono per non vedere mai la luce.</p>
<p>Poi Sergey Brin, uno dei due fondatori di google, si è presentato a un evento indossandoli, e Robert Scoble <a title="scoble su google+" href="https://plus.google.com/photos/111091089527727420853/albums/5728120753616351905/5728120753053938162">ne ha testimoniato l&#8217;esistenza</a>, indicando che non sono molto diversi da un paio di occhiali normali.</p>
<p>Ma cosa sono esattamente? Più che di un device in sé si tratta di un&#8217;interfaccia che dà accesso a tutte le informazioni tipicamente accessibili tramite un computer (nello specifico, uno smartphone Android) proiettandole sull&#8217;interno delle lenti degli occhiali invece che su un display. Ciò ha due vantaggi: le informazioni galleggiano davanti agli occhi consentendoci di fare altro e di avere le mani occupate (per esempio consultare il meteo o leggere gli impegni del giorno mentre si prepara il caffé), e le informazioni possono interagire in modo spaziale con il mondo che vediamo attraverso le lenti (per esempio le indicazioni di Google Maps sono proiettate in sovraimpressione e in prospettiva sulla strada, e guardando un monumento può apparirne il nome e la storia pescate da Wikipedia). Il video sotto chiarisce bene cosa possono fare.</p>
<p>Per quanto riguarda le specifiche tecniche, <a title="post su google glasses" href="http://googlesystem.blogspot.it/2012/04/googles-project-glass.html">si parla dell&#8217;equivalente di uno smartphone Android</a> di penultima generazione quindi GPS e sensori di movimento che permetterebbero di scrollare e cliccare con il movimento della testa.</p>
<p>Le reazioni sono di diverso tipo, dallo scettico, all&#8217;entusiasta, all&#8217;apocalittico: una delle analisi più interessanti è quella di <a title="pezzo NYT su google glasses" href="http://www.nytimes.com/2012/04/15/opinion/sunday/douthat-the-man-with-the-google-glasses.html">Ross Douthat sul New York Times</a>.</p>
<p>Uno dei possibili sviluppi futuri è di riuscire a dotarli di streaming video in tempo reale, e qui ci troveremmo davanti qualcosa di veramente rivoluzionario da punto di vista sia mediatico che sociale. Non solo il reportage diffuso diventerebbe la realtà che gli smartphone finora ci hanno solo lasciato pregustare, ma l&#8217;impatto sarebbe socialmente e culturalmente enorme, a partire dalla documentazione degli abusi e dei reati, e dall&#8217;impatto sulla gestione della privacy. E&#8217; un caso lampante di come sia prima di tutto un inevitabile progresso tecnologico che oggi ci costringe a rivedere il nostro concetto di privacy e definire regole per gestirla e difenderla.</p>
<p>E se l&#8217;idea di parlare con i propri occhiali o avere uno strato informativo tra noi e la realtà ci preoccupa, ricordiamo quanto è stato facile accettare di affidare le nostre vite a uno smartphone, che di per sé è uno strato tra noi e la realtà ben più spesso e opaco dei Google Glasses, visto che ci costringe a dedicargli l&#8217;attenzione di tutti i nostri sensi.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="400" height="233" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/9c6W4CCU9M4?version=3&amp;hl=en_US" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="400" height="233" src="http://www.youtube.com/v/9c6W4CCU9M4?version=3&amp;hl=en_US" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>


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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>iTunes Producer: pubblicare un libro in proprio</title>
		<link>http://www.ambito5.com/blog/social-media-mkt/2012/itunes-producer-pubblicare-un-libro-in-proprio</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 06:37:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un momento in cui il dibattito sulla crisi dell'editoria come modello di business è molto attuale, sembra essere passata parecchio sotto i radar, quasi inosservata, una novità piuttosto grossa targata Apple.


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ambito5.com/news/2012/itunes-producer-pubblicare-un-libro-in-proprio"><img class="alignnone size-medium wp-image-4721" title="Read, Write at Coco Momo on flickr" src="http://www.ambito5.com/wp-content/uploads/2012/04/book-300x225.jpg" alt="" width="250" /></a></p>
<p>In un momento in cui è molto attuale il dibattito sulla crisi dell&#8217;editoria e del suo tradizionale modello di business, sembra essere passata parecchio sotto i radar, quasi inosservata, una novità piuttosto grossa targata Apple.</p>
<p><span id="more-4717"></span>Chi di noi ha un Mac potrebbe aver notato che <a title="OSX update" href="http://www.macrumors.com/2012/03/20/itunes-producer-2-6-appears-in-os-x-software-update/">con un aggiornamento di sistema</a> di metà marzo è stato installato un nuovo software che si chiama <em>iTunes Producer </em>e serve a fare esattamente quello che promette il titolo: produrre contenuti da distribuire attraverso <em><a title="itunes store" href="http://www.apple.com/itunes/whats-on/">iTunes store</a></em>, il negozio di musica e contenuti digitali di Apple.</p>
<p>Oggi chiunque produca un brano musicale o scriva qualcosa usando un Mac &#8211; dal jingle per la festa di compleanno dei figli al romanzo di milleduecento pagine &#8211; ha la possibilità di <a title="iTunes Connect" href="https://itunesconnect.apple.com/WebObjects/iTunesConnect.woa/wa/apply">pubblicarlo su iTunes</a> e distribuirlo direttamente all&#8217;utente finale: vendendoglielo, persino (meno una commissione che va, naturalmente, a Apple).</p>
<p>Il modello di per sé non è una novità, e ci sono molti altri servizi, tra cui Amazon, che consentono di vendere le proprie opere: quello che rende rilevante <em>iTunes Producer </em>è che è integrato nel sistema operativo con il tasso di adozione più alto della storia. Una volta finito il proprio brano su<em> Garage Band</em> o il proprio libro su <em>Pages</em> sarà sicuramente molto facile metterlo in vendita su iTunes attraverso Producer e il <a title="itunes partner program" href="http://www.apple.com/itunes/content-providers/faq.html">partner program di Apple</a>.</p>
<p>Certo, l&#8217;Editoria è altro: è lunga e faticosa ricerca e selezione, è editing, riscrittura, supporto e produzione di un lavoro che richiede mesi se non anni. E&#8217; un mestiere, e nessuno può immaginare che un software renda inutile il lavoro di generazioni di professionisti che hanno aiutato, addirittura consentito agli Stephen King e alle JK Rowling di diventare fenomeni mondiali. Ma il mercato editoriale non è fatto solo di best seller: se così fosse, su YouTube vedremmo solo trailer di film o spezzoni di programmi TV.</p>
<p>Ed è qui che entra il modello rivoluzionario di iTunes Producer e di Amazon: oltre a consentire l&#8217;accesso alle opere di molti giovani talenti che altrimenti non troverebbero sbocco sul mercato (gli editori non possono leggere che una percentuale irrisoria di tutto ciò che viene scritto), aprono un enorme mercato alle nicchie verticali, alle tribù diffuse sul globo, alle passioni condivise.</p>
<p>Le vendite si spalmano sempre più in una coda lunga: tante piccole nicchie verticali sommate finiscono per valere quasi quanto i grandi autori da best seller, e guarda caso si scopre, come è già accaduto con YouTube, che per ogni persona normale che ha qualcosa da raccontare, da mostrare, da insegnare e condividere (e sono tante) ce ne sono molte di più interessate a leggerlo: si tratta di un mercato enorme completamente al di fuori delle possibilità di lettura e <em>scouting</em> degli editori tradizionali.</p>
<p>iTunes e Amazon non uccideranno l&#8217;editoria così come YouTube non ha ucciso la televisione, ma modificheranno radicalmente (e rapidamente) i rapporti tra le forze in campo, togliendo l&#8217;esclusività della produzione di <em>entertainment</em> a quella ristretta classe che finora ne è stata unica depositaria. E la democratizzazione della cultura è sempre un bene, comunque avvenga.</p>
<p><a title="tutorial itunes producer" href="http://www.youtube.com/watch?v=CnOqvOrnk44)https://itunesconnect.apple.com/WebObjects/iTunesConnect.woa/wa/apply">Qui un tutorial su come pubblicare e mettere in vendita un ebook su iTunes</a></p>
<p style="text-align: right;"><em>foto di <a title="tonyhall on flickr" href="http://www.flickr.com/photos/anotherphotograph/3520054776/in/photostream/">tonyhall</a> da flickr</em></p>


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</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Google Currents: l&#8217;editoria periodica verso il gratis?</title>
		<link>http://www.ambito5.com/blog/social-media-mkt/2012/google-currents-leditoria-periodica-verso-il-gratis</link>
		<comments>http://www.ambito5.com/blog/social-media-mkt/2012/google-currents-leditoria-periodica-verso-il-gratis#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 06:19:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Currents è un aggregatore e impaginatore di contenuti di testate editoriali, ovvero facilita la ricerca, lo sfoglio e la lettura di magazine e in generale di articoli online, reimpaginandoli e servendoli in modo da facilitarle la lettura.


No related posts.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ambito5.com/?attachment_id=4711"><img class="size-full wp-image-4711  alignnone" title="google currents" src="http://www.ambito5.com/wp-content/uploads/2012/04/google-currents-review-android-iphone-9.jpg" alt="http://www.ambito5.com/blog/social-media-mkt/2012/google-currents-leditoria-periodica-verso-il-gratis" width="250" /></a></p>
<p>Ieri ha visto la luce <a title="google currents" href="http://www.google.com/producer/currents">Google Currents</a>, nuova applicazione per la distribuzione e lettura di contenuti editoriali che deve moltissimo all&#8217;esperienza fatta da Big G con <a title="google reader" href="http://www.google.com/reader/view/">Google Reader</a> su piattaforme molto diverse tra loro (desktop, mobile, tablet). Currents è un aggregatore e impaginatore di contenuti di testate editoriali, ovvero facilita la ricerca, lo sfoglio e la lettura di magazine e in generale di articoli online, reimpaginandoli e servendoli in modo da facilitarne la lettura.</p>
<p><span id="more-4708"></span>Google Currents eredita da Reader la capacità di importare e impaginare in modo gradevole qualunque feed di blog o testata, il che lo rende un aggregatore, miscelatore e armonizzatore di contenuti di origini molto diverse, con un approccio estremamente <em>user friendly</em>.</p>
<p>L&#8217;editoria &#8211; e i software da essa prodotti &#8211; lavora per temi e generi, ma nel mondo reale siamo tutti lettori di risorse estremamente diverse quanto a tipo di contenuti, temi e formati: desideriamo leggere sia testate serie e autorevoli, che siti di gossip, che blog di satira, che i feed dei blog, dei flickr, dei profili di social network dei nostri amici. Currents, pur presentandosi come sfogliatore di riviste online, ci permette di fare ciò senza soluzione di continuità: tutti i contenuti che ci interessano in un&#8217;interfaccia a sfogliamento fluido e a scorrimento orizzontale, che da usare su un tablet è un piacere.</p>
<p>Currents poi consente una serie di attività di ricerca (anche a partire dai propri feed su Google Reader) e di suggerimenti di risorse interessanti da cui partire, basati sui trend sia di singoli contenuti, che di argomenti.</p>
<p>Ma il tema più interessante introdotto da Currents riguarda il modello di business: Currents ha il tipico approccio Google del <em>free for all</em>: si limita a redistribuire contenuti già esistenti in formato gratuito. E&#8217; un modello opposto a quello dei rivenditori o intermediari di contenuti come <a title="Zinio" href="http://ita.zinio.com/"><em>Zinio</em></a> (applicazione di lettura di magazine a pagamento), o come Amazon e Apple, che sull&#8217;iTunes Store rivende abbonamenti o singoli numeri di testate a pagamento. Il tutto, quasi sempre, con DRM, cioè sistemi di protezione per evitare la copia e diffusione del contenuto.</p>
<p>Quello che a questo punto diventa interessante è capire se uno dei due modelli avrà la meglio, o se continuerà un sistema misto, come è oggi. Confrontando la situazione attuale col passato, finora la tendenza è sempre stata di eliminare gli intermediari e i rivenditori (con l&#8217;eccezione di iTunes, che però non si è ancora veramente scontrato con l&#8217;appena nata <a title="Google Music" href="http://play.google.com/music">Google Music</a>).</p>
<p>Se dobbiamo basarci sul passato, vale la pena di ricordare che <a title="google news" href="https://news.google.com/?edchanged=1&amp;ned=it">Google News</a> qualche anno fa fece saltare sulla sedia tutti gli editori, terrorizzati all&#8217;idea che li avrebbe privati di  lettori sui siti, quindi fonti di <em>revenue</em> pubblicitarie. Ci furono levate di scudi e battaglie legali. Oggi sono gli editori stessi che spingono la presenza dei loro contenuti su <em>Google News</em>, sapendo che comparirvi significa vedere aumentare i visitatori e quindi gli introiti.</p>
<p>D&#8217;altra parte ciò non ha fatto sì che i contenuti originariamente a pagamento diventassero gratuiti, se non in casi limitati, quindi non si può escludere che si affermi un sistema misto in cui quelle (poche, forse) testate a cui i lettori attribuiscono ancora un valore economico, restino in formato abbonamento (anche su <em>Google Currents</em>, perché no?) a prezzi molto più politici di oggi, e tutti gli altri si adattino a un sistema misto: un po&#8217; advertising, un po&#8217; freemium (approfondimenti a abbonamento), un po&#8217; a <em>paywall</em> fluido in stile New York Times  (leggi fino a tot contenuti gratis poi paghi).</p>
<p>Con <em><a title="google currents" href="http://www.google.com/producer/currents">Google Currents</a></em> si apre però un&#8217;altra grande battaglia che non può che portare a una maggiore disponibilità di contenuti, a prezzi inferiori.</p>


<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Le app dell&#8217;infanzia: conoscere i siti che usano i giovanissimi per capirli meglio.</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 06:42:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social / media / mkt]]></category>
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		<description><![CDATA[Sapere cosa fanno online i pre-teen e i teenager di oggi serve a capire i nostri figli e nipoti, a entrare in contatto con i loro bisogni, il loro linguaggio, i modi in cui esprimono online le loro emozioni: assistere alla loro evoluzione culturale, meravigliandoci di quanto grazie alle tecnologie e alla Rete sia più rapida della nostra.


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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ambito5.com/news/2012/le-app-dellinfanzia-conoscere-i-siti-che-usano-i-giovanissimi-per-capirli-meglio"><img class="alignnone size-full wp-image-4684" title="Le apps dell'infanzia" src="http://www.ambito5.com/wp-content/uploads/2012/04/4964219960_17039f82c0_b.jpg" alt="" width="250" /></a></p>
<p>Potremmo aprire questo pezzo con la premessa che conoscere le abitudini online dei <em>pre-teen</em> (i giovanissimi tra i 9 e i 12 anni) di oggi è utile per comprendere come dovranno essere i servizi che useranno in futuro e l&#8217;offerta online che si aspetteranno.</p>
<p>Ma ragionare in termini di marketing sull&#8217;infanzia a partire da dati di oggi, oltre a essere un approccio un tantino inquietante, è anche sbagliato. Sapere cosa fanno i pre-teen su Internet oggi non ha alcuna reale utilità per capire cosa faranno tra cinque o dieci anni: il panorama dei media evolve molto più rapidamente di quanto possa estendersi nel futuro la fantasia del marketing.</p>
<p>Capire cosa fanno online i pre-teen e i teenager di oggi, invece, serve a qualcosa di molto più utile: a capire i nostri figli e nipoti, a entrare in contatto con i loro bisogni, il loro linguaggio, i modi in cui esprimono online le loro emozioni: assistere alla loro evoluzione culturale, meravigliandoci di quanto grazie alle tecnologie e alla Rete sia più rapida della nostra.</p>
<p><a title="rww" href="http://www.readwriteweb.com/archives/how_preteens_use_web_apps_to_collaborate.php">Questo pezzo di ReadWriteWeb</a> dà alcuni brevi spunti su come si comportano i pre-teen rispetto alle tecnologie (&#8220;<em>sanno integrare manualità e interazione visiva in un&#8217;esperienza di apprendimento multisensoriale</em>&#8220;) e all&#8217;apprendimento attraverso i social media (&#8220;<em>i pre-teen oggi imparano la matematica in modi completamente diversi, che integrano fortemente le tecnologie online</em>&#8220;).</p>
<p>E anche se a volte i nostri figli o nipoti ci sembrano quasi inquietanti, persino un po&#8217; alieni per velocità e voracità con cui consumano contenuti e tecnologie, la cosa importante da ricordare è che anche se cambiano i media e le modalità di espressione, i bisogni di base restano gli stessi: come dice il fondatore di <a title="Doink" href="http://www.doink.com">DoInk.com</a>, tool che consente di disegnare socialmente e collettivamente online, &#8220;<em>la prima cosa che fanno e che desiderano fare non cambia: esprimere le proprie emozioni e raccontare storie</em>.&#8221;</p>
<p>Per i genitori più preoccupati che i loro figli entrino in modo sicuro nel web sociale, ci sono servizi che aiutano i più piccoli ad approcciare in modo sano e consapevole i social media: in un altro pezzo dedicato alla sicurezza online ReadWriteWeb suggerisce due palestre di social network come <a title="everloop" href="http://www.everloop.com">Everloop</a> e l&#8217;applicazione mobile <a title="BeSeen" href="http://www.webwisekids.org/programs-beseen.html">BeSeen</a>. Ricordando sempre che le migliori app di sicurezza sono il senso di fiducia e di responsabilizzazione che i genitori sanno comunicare: la buona pratica è quella di navigare insieme con curiosità, senza trasmettere ansia o timore.</p>
<p>A margine, <a title="best mobile apps for kids" href="http://www.commonsensemedia.org/mobile-app-lists/best-apps-kids-ages-9-11">questa lista di applicazioni per smartphone</a> dedicate ai ragazzini tra i 9 e gli 11 anni, che a quell&#8217;età sono anche una bella palestra per l&#8217;inglese.</p>
<p style="text-align: right;"><em>foto di<strong> <a href="http://www.flickr.com/photos/10370393@N04/">novemberwolf</a></strong> da flickr</em></p>


<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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