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	<title>Ambito5 &#187; Blog</title>
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	<description>Comunicazione integrata</description>
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		<title>Gestire i commenti su Facebook: le community policy</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 07:15:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La gestione di una community è un'attività per buona parte basata sull'empatia, sul buonsenso e sulle best practice: le prime due sono qualità umane difficili da trasmettere, ma le best practice si possono imparare. Una di queste sono le policy esplicite di community: avere delle regole scritte a supporto delle proprie azioni è sempre utile.


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ambito5.com/blog/social-media-mkt/2012/02/gestire-i-commenti-su-facebook-le-community-policy"><img class="alignnone size-full wp-image-4515" title="front door rules by taberandrew" src="http://www.ambito5.com/wp-content/uploads/2012/02/front-door-rules-by-taberandrew.jpg" alt="" width="250" /></a></p>
<p>Una pagina facebook è una community: che sia di un brand globale o rappresenti un piccolo gruppo locale, è un ambiente che riunisce in modo collaborativo persone con un obiettivo comune, e come ogni community probabilmente ha bisogno di regole e di una gestione.</p>
<p><span id="more-4511"></span></p>
<p>La gestione di una community è un&#8217;attività per buona parte basata sull&#8217;empatia, sul buonsenso e sulle best practice: le prime due sono qualità umane difficili da trasmettere, ma le best practice si possono imparare. Una di queste sono le policy esplicite di community: avere delle regole scritte a supporto delle proprie azioni è sempre utile.</p>
<p>Le regole possono essere esplicitate in community policy o lasciate implicite: maggiore il numero di fan, maggiore la possibilità che affluiscano persone diverse, più è utile avere delle policy esplicite. La ragione per cui esplicitare le policy su una community è una buona idea è che qualunque decisione (razionale e motivata) del management può essere supportata citando e linkando la policy in cui era stata prevista la violazione e la possibilità di prendere quel provvedimento. Prevedere per iscritto la violazione e la sanzione di solito è sufficiente a evitare strascichi di polemiche infinite e levate di scudi collettive.</p>
<p>Le condizioni di servizio non sono però solo un espediente per dare supporto all&#8217;autorità: rappresentano un&#8217;espressione di rispetto della propria community e di trasparenza, caratteristica fondamentale per essere accettati: l&#8217;autorità non è riconosciuta senza il supporto di buonsenso, trasparenza e umanità.</p>
<p>Le policy comunicano alle persone che questo è un ambiente in cui saranno trattate come adulti, e che se si comporteranno come tali, accettando il contratto sociale basato sulle regole condivise, non hanno nulla da temere: troveranno un ambiente sicuro, gradevole, rispettoso di tutti.</p>
<p>Naturalmente nemmeno le policy garantiscono di evitare del tutto le polemiche o di disattivare un troll, ma rendono più facile gestire socialmente (rispetto, quindi, agli altri utenti) le situazioni di conflitto.</p>
<p>Buoni esempi di policy scritte con voce umana e strutturate in modo razionale e comprensivo? Per esempio quelle sulla pagina facebook di <a title="Mulino Bianco su Facebook" href="https://www.facebook.com/MulinoBianco?sk=app_141925492543612">Mulino Bianco</a>, della <a title="Coca cola su facebook" href="https://www.facebook.com/coca-cola?sk=app_153692631322774">pagina global di Coca cola</a>, e quelle <a title="Motivi su facebook" href="https://www.facebook.com/motivi?sk=app_7146470109">del marchio di abbigliamento Motivi</a>.</p>
<p style="text-align: right;"><em>foto di <a title="flickr" href="http://www.flickr.com/photos/andrewbain/897872077/in/photostream/">taberandrew</a> da flickr</em></p>


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		<title>La censura geolocalizzata di twitter: una tutela o un rischio?</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 08:51:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa accadrà se a twitter sarà chiesto di ottemperare localmente a leggi liberticide, il cui rispetto può portare alla violazione di libertà individuali o diritti umani? L'occasione è buona per una riflessione sulle implicazioni globali delle regole di autocensura, ma anche su quelle da imporre alle community.


No related posts.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ambito5.com/?attachment_id=4498"><img class="alignnone size-full wp-image-4498" title="twitter dead" src="http://www.ambito5.com/wp-content/uploads/2012/02/twitter-dead.jpeg" alt="" width="160" /></a></p>
<p>In un <a title="il blog di twitter" href="http://blog.twitter.com/2012/01/tweets-still-must-flow.html">post pubblicato sul blog ufficiale</a>, il management di <em>twitter</em> ha annunciato di aver messo a punto un sistema di oscuramento dei contenuti attivabile su base geografica. D&#8217;ora in poi alcuni <em>tweet</em> potranno essere oscurati all&#8217;interno di un paese (ma saranno marcati come tali, e basterà cambiare le impostazioni geografiche del proprio account per poterli leggere).</p>
<p><span id="more-4496"></span></p>
<p>La scelta è dovuta alle differenze nel modo di concepire la libertà di espressione nelle legislazioni di diversi paesi e culture. L&#8217;esempio che viene fatto nell&#8217;annuncio è quello delle leggi vigenti in Germania e in Francia che vietano contenuti inneggianti al nazismo: in questo modo twitter sarà in grado di far rispettare selettivamente le leggi che regolano il diritto d&#8217;opinione, solo nel paese in cui sono in vigore.</p>
<p>Ci son state diverse <a title="festival del giornalismo" href="http://www.festivaldelgiornalismo.com/post/22470">reazioni e discussioni</a> sul provvedimento, ma non si sono viste levate di scudi, petizioni e proteste pubbliche, almeno <a title="arTech President" href="http://techpresident.com/news/21692/why-nobodys-mad-twitters-international-censorship-move">per due ragioni</a>: la prima è che twitter è stata trasparente sulle modalità con cui effettuerà l&#8217;oscuramento e sulle ragioni dello stesso (adottare una linea di comunicazione sincera nel rispetto degli utenti paga sempre), l&#8217;altra è che &#8211; persino secondo <a title="post di Jillian Cyork" href="http://jilliancyork.com/2012/01/26/thoughts-on-twitters-latest-move">le parole dell&#8217;EFF</a>, solitamente critica verso queste misure &#8211; twitter non ha molta scelta: in certi paesi potrebbe rischiare di vedersi oscurare, se non ottemperasse alle norme legali in vigore. Secondo molti, la censura (da parte di twitter) in questo caso è un male necessario.</p>
<p>Twitter ha anche una policy di notevole trasparenza rispetto ai casi in cui rimuove contenuti su richiesta delle autorità giudiziarie: come nel caso del <a title="Transparency Report" href="http://www.google.com/transparencyreport">Transparency Report</a> di Google, <a title="Chilling Effects" href="http://chillingeffects.org/twitter">su Chillingeffects</a> è possibile consultare tutti i casi di rimozione contenuti da twitter.</p>
<p>Certo, bisogna fidarsi parecchio del management di twitter per sentirsi tranquilli con un tale precedente: l&#8217;esempio delle leggi antinaziste è difficilmente attaccabile, ma la questione non si esaurisce in un caso così evidente. La pelle si accappona al pensiero di come viene usata la censura su base geografica da governi come quello cinese o siriano: cosa accadrà se a twitter sarà chiesto di ottemperare localmente a leggi liberticide, il cui rispetto può portare alla violazione di libertà individuali o addirittura diritti umani? Possiamo fidarci del giudizio di twitter su quali leggi rispettare?</p>
<p>Ed è davvero il suo ruolo? Le strutture giudiziarie esistenti, le forze dell&#8217;ordine e i tribunali nazionali e internazionali non sono sufficienti a far rispettare le leggi? E&#8217; opportuno che il gestore di un servizio si accolli l&#8217;onere &#8211; e le infinite complessità e sfumature che esso implica &#8211; di compiti per cui esistono strutture istituzionali?</p>
<p>L&#8217;occasione è buona per una riflessione sulle implicazioni globali delle regole di autocensura, ma anche su quelle da imporre alle proprie community o pagine facebook: fino a che punto ci si può/deve spingere nel vietare? A che punto posizionare la linea di demarcazione tra il diritto d&#8217;opinione e le violazioni di regole civili da sanzionare? Lo faremo in un post successivo.</p>
<p><em>UPDATE (2 febbraio 2012): che il regime tailandese abbia appoggiato pubblicamente la scelta di twitter (<a title="the guardian" href="http://www.guardian.co.uk/world/2012/jan/30/thailand-backs-twitter-censorship-policy">The Thai government would soon be contacting Twitter to &#8220;discuss ways in which they can collaborate&#8221;</a>) non è per niente rassicurante.</em></p>


<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Comunicando per memi:  le community teen che anticipano i media del futuro</title>
		<link>http://www.ambito5.com/blog/social-media-mkt/2012/01/comunicando-per-memi-le-community-teen-che-anticipano-i-social-media-del-futuro/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 08:44:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Raramente ci si rende conto che gran parte dei comportamenti, delle tendenze e delle modalità future di utilizzo del media nascono spontaneamente (emergono) nelle community, in particolare nelle community più giovani come Reddit, Digg, 4chan, Fark.


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ambito5.com/blog/social-media-mkt/2012/01/comunicando-per-memi-le-community-teen-che-anticipano-i-social-media-del-futuro"><img class="alignnone size-full wp-image-4485" title="the internet is here" src="http://www.ambito5.com/wp-content/uploads/2012/01/the-internet-is-here1.jpg" alt="" width="250" /></a></p>
<p>Quando ci si occupa di Internet per comprendere e prevederne gli sviluppi, che sia dal punto di vista sociale, di comunicazione, editoriale, di marketing o altro, si tende a prendere quasi sempre in considerazione le manifestazioni più <em>mainstream</em> della rete: i grandi portali, la trasposizione dei media tradizionali come le testate o i network TV, i social network più diffusi.</p>
<p><span id="more-4482"></span></p>
<p>Raramente ci si rende conto che gran parte dei comportamenti, delle tendenze e delle modalità di utilizzo del media nascono spontaneamente (<em>emergono</em>) nelle community, in particolare nelle community più giovani.</p>
<p>E&#8217; impensabile pensare di comprendere la direzione in cui sta andando la Rete, e quindi anche i mercati digitali di domani, senza tenere conto che gran parte del vocabolario, dell&#8217;identità, del senso e delle modalità di espressione e conversazione dell&#8217;Internet futura vengono in questo momento prodotti nei luoghi in cui si aggregano gli adulti di domani, luoghi che sono spesso totalmente al di sotto dei radar del marketing, dell&#8217;editoria, dell&#8217;e-commerce.</p>
<p>Il fatto che questi luoghi non siano presi in considerazione meraviglia ancora di più se si considera che oggi non sono più piccole community oscure e mal indicizzate, ma servizi basati su infrastrutture che fanno impallidire i nostri quotidiani e in alcuni casi superano come numero di utenti i più grandi siti di informazione mondiali.</p>
<p><a title="Reddit" href="http://www.reddit.com/">Reddit</a>, <a title="Digg" href="http://digg.com/">Digg</a>, il famigerato <a title="4chan" href="http://www.4chan.org/">4chan</a>, <a title="Fark" href="http://www.fark.com/">Fark</a>, <a title="Canv.as" href="canv.as">Canv.as</a>, <a title="Imgur" href="http://imgur.com/gallery">Imgur</a> sono community che aggregano milioni di teen e giovani adulti in tutto il mondo e vantano numeri di page view raggiunti da pochi altri siti nella storia di Internet. Nonostante ciò, da noi quasi nessuno si occupa di studiarne abitudini culturali, modalità di comunicazione, approccio all&#8217;etica, nonostante sia evidente che su quello che avviene su questi siti si basa parte di quello che accadrà culturalmente e in termini di modalità di relazione (scritte, visive, simboliche) sui <em>new media</em> nei prossimi anni.</p>
<p>La capacità di comunicare per immagini, la tendenza esprimersi per memi (cioè immagini e concetti simbolici che si diffondono viralmente e diventano espressioni standard di una condizione umana), gli <em>inside jokes</em>, gli acronimi e i modi di dire per iniziati sono un vero e proprio linguaggio che spesso è incomprensibile agli adulti ma che va a costituire un sostrato condiviso della conversazione futura dal quale molti di noi sono tagliati fuori.</p>
<p>L&#8217;abitudine quasi innata e data per scontato all&#8217;anonimato, la volontà di tollerare qualunque opinione e manifestazione per quanto controcorrente o bizzarra, l&#8217;attitudine a sfumare i confini tra serio e sarcastico, reale e immaginario, sacro e profano, sono caratteristiche che le generazioni del <a title="Articolo sul riflusso sul Corriere" href="http://www.corriere.it/cultura/09_novembre_22/battista_747913ec-d741-11de-a7cd-00144f02aabc.shtml">riflusso</a>, cresciute con i media broadcast fanno fatica non solo a interiorizzare ma persino a concepire. Eppure modelleranno la cultura di domani.</p>
<p>Se negli USA ci sono studiosi come <a title="Danah Boyd" href="https://plus.google.com/115565811010545226083/posts">danah boyd</a> e  <a title="Don Tapscott" href="http://www.youtube.com/watch?v=qujFJuj1S6I">Don Tapscott</a> che si occupano di analizzare, comprendere  e spiegare questi fenomeni, e in generale l&#8217;editoria USA è più giovane, più attenta e più in contatto con questo tipo di realtà, in un&#8217;enclave linguistica e culturale come l&#8217;Italia sia l&#8217;editoria che il marketing sono piuttosto lontani dal percepire l&#8217;importanza di comprendere questi fenomeni.</p>
<p>Un buon punto per iniziare sono il sito di <a title="danah boyd" href="http://www.danah.org">Danah Boyd</a> (<a title="danah on g+" href="https://plus.google.com/115565811010545226083/posts">scrive molto su Google+</a>) e i libri di <a title="Don Tapscott on Amazon" href="http://www.amazon.it/Grown-Up-Digital-Generation-Changing/dp/0071508635/ref=sr_1_5?ie=UTF8&amp;qid=1327333083&amp;sr=8-5">Don Tapscott</a>. Ma soprattutto la frequentazione quotidiana di luoghi che a prima vista sembrano lunari persino come interfacce: <a title="Reddit" href="http://www.reddit.com/">Reddit</a>, <a title="4chan" href="http://www.4chan.org/">4chan</a> (NSFW), <a title="Fark" href="http://www.fark.com/">Fark</a>.</p>


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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Uno sguardo al futuro: come lo smartphone cambierà le nostre abitudini</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 08:19:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È sempre difficile prevedere gli sviluppi del nostro rapporto con la tecnologia, ma ogni tanto vale la pena di provare a giocare con il futuro: immaginiamo un pomeriggio, fra pochi anni, in cui potremmo avvalerci delle innovazioni di interfacce e servizi che oggi si possono già intuire, con particolare attenzione ai servizi in mobilità.


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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ambito5.com/blog/social-media-mkt/2012/01/uno-sguardo-al-futuro-come-lo-smartphone-cambiera-le-nostre-abitudini"><img class="alignnone size-full wp-image-4469" title="muoversi in città con uno smartphone" src="http://www.ambito5.com/wp-content/uploads/2012/01/city-smartphone.jpg" alt="" width="250" /></a></p>
<p><em>È sempre difficile prevedere gli sviluppi del nostro rapporto con la tecnologia, ma ogni tanto vale la pena di provare a giocare con il futuro: immaginiamo un pomeriggio, fra pochi anni, in cui potremmo avvalerci delle innovazioni di interfacce e servizi che oggi si possono già intuire, con particolare attenzione ai servizi in mobilità.</em></p>
<p><span id="more-4458"></span></p>
<p>Sono le tre di pomeriggio del 24 gennaio 2015 e hai mezza giornata libera: il telelavoro ti consente di gestire  professione e tempo libero con flessibilità. Decidi di fare shopping: hai bisogno di cuffie nuove e di un paio di jeans.</p>
<p><a title="Google maps (traffico)" href="http://maps.google.it/maps?ll=45.463983,9.196243&amp;spn=0.090658,0.182133&amp;t=m&amp;z=13&amp;vpsrc=6&amp;layer=t&amp;lci=traffic">Aprendo le mappe</a> ti informi sul traffico e sul tasso di inquinamento presente sul tragitto: decidi di non andare in bici. L&#8217;applicazione ti informa che la metro è ferma per un guasto, ma il tram nella via a fianco parte tra 5 minuti.</p>
<p>Sali sul tram e <a title="foto del Google Wallet NFC" href="http://www.flickr.com/photos/paymentmax/5864214389">passi il cellulare sul sensore</a> per pagare la corsa. Dici allo smartphone che cerchi un negozio di elettronica: considerato il traffico ti informa che ci vorranno venti minuti, nei quali hai il tempo di <a title="Al jazeera" href="http://www.youtube.com/user/aljazeeraenglish?blend=1&amp;ob=4">guardare su <em>YouTube</em> l&#8217;ultimo notiziario</a>, sottotitolato automaticamente. Il cellulare vibra quando devi scendere, e ti indica dove dirigerti per cambiare tram.</p>
<p>Una volta al negozio di elettronica <a title="Goggles" href="http://www.google.com/mobile/goggles/#text">fai una foto al modello di cuffie</a> che ti sembra interessante per paragonarle ad altri modelli simili. L&#8217;<a title="Google shopping" href="http://www.google.it/shopping">applicazione per lo shopping</a> ti informa che uno degli altri modelli presenti in negozio ha avuto un&#8217;ottima recensione da una persona di cui ti fidi, ma che lo puoi comprare online a un prezzo inferiore. Non hai fretta: compri le cuffie direttamente sul cellulare e te le fai spedire a casa.</p>
<p>Dici allo smartphone che ti serve un negozio di abbigliamento: inquadrando la via nel cellulare l&#8217;applicazione evidenzia sullo schermo, in sovraimpressione, i negozi in cui i tuoi amici fanno check-in più spesso. Entri nel primo e c&#8217;è un modello di jeans che ti piace: usando il camerino virtuale sul cellulare trovi la misura giusta per te, li prendi e paghi <a title="Google Wallet" href="http://www.flickr.com/photos/paymentmax/5930356365/in/photostream">passando il cellulare su un sensore</a>, evitando la fila alla cassa.</p>
<p>Hai un paio d&#8217;ore libere prima di rientrare e decidi di vedere un film: <a title="Google movies" href="http://www.google.com/movies">consulti gli spettacoli</a> ma l&#8217;unico film che ti interessa inizia dopo un&#8217;ora. Decidi di vederlo a casa: dall&#8217;applicazione sullo smartphone ordini al televisore di scaricare il film, per trovarlo pronto quando arrivi. Già che ci sei <a title="Ristoranti indiani milano" href="http://g.co/maps/78pph">cerchi sulle mappe</a> il ristorante indiano vicino a casa e prenoti la consegna della cena per le 21.</p>
<p>Ma è ancora presto, allora consulti il cellulare per vedere <a title="Google Latitude" href="http://www.google.com/latitude">chi tra i tuoi contatti è libero</a>. C&#8217;è un amico in zona: gli scrivi in chat e proponi un aperitivo, poi prenoti un tavolo attraverso il sito del tuo bar preferito e ti incammini per fare quattro passi. Se sbagli direzione, il cellulare ti avvisa vibrando che sei fuori strada.</p>
<p>Mezz&#8217;ora dopo sei seduto al bar e il tuo compagno di aperitivo ti avvisa via chat che ritarderà, quindi decidi di <a title="Google books" href="http://books.google.com/books/magazines/language/en">scaricare una rivista per passare il tempo</a>. Non devi pagarla perché hai un abbonamento annuale cumulativo a centinaia di magazine. Mentre stai leggendo un articolo che ti interessa, arriva il tuo amico. Metti un bookmark per ritrovare il punto a cui sei arrivato e ordinate da bere. A un essere umano, questa volta.</p>
<p style="text-align: right;"><em>foto di <a title="flickr" href="http://www.flickr.com/photos/mr_t_in_dc/">Mr. T in DC</a> da flickr</em></p>


<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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		<title>La presenza online dei brand che convince e coinvolge: Netlog e Brandkarma</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 08:07:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Facebook e twitter non sono gli unici social network in cui ha senso cercare e seguire il proprio mercato: esistono tanti altri ambienti meno diffusi e generalisti, ma spesso più verticali, quindi più rilevanti per fasce di età specifiche o per interessi. Per esempio Netlog e Brandkarma.


No related posts.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ambito5.com/news/2012/01/la-presenza-online-dei-brand-che-convince-e-coinvolge-netlog-e-brandkarma"><img class="alignnone size-full wp-image-4447" title="netlog brands" src="http://www.ambito5.com/wp-content/uploads/2012/01/netlog-brands.png" alt="" width="250" height="161" /></a></p>
<p>Grazie alla sua diffusione e alla varietà delle fasce di pubblico che rappresenta, non c&#8217;è dubbio che l&#8217;importanza di facebook in una strategia di comunicazione sia centrale. Così come è fondamentale la presenza su twitter per tutti coloro che hanno l&#8217;utilità di comunicare e conversare rapidamente e in modo agile con il proprio mercato.</p>
<p><span id="more-4446"></span></p>
<p>Ma facebook e twitter non sono gli unici social network in cui ha senso andare a cercare il proprio mercato: esistono tanti altri ambienti meno diffusi e generalisti, ma spesso più verticali, quindi più rilevanti per fasce di età specifiche o per interessi. <a title="Netlog" href="http://it.netlog.com"><em>Netlog</em></a>, per esempio, è un social network belga con <a title="Su netlog" href="http://en.netlog.com/go/about">oltre 94 milioni di iscritti in Europa</a>, il cui pubblico è composto soprattutto da <a title="età utenti Netlog " href="http://www.viralblog.com/community-marketing/netlog-how-to-create-brand-ambassadors">giovani tra i 14 e i 24 anni</a>, che passano oltre il 50% del loro tempo online sui social media.</p>
<p>Netlog ha generato i profili dei principali brand, che gli utenti possono associare al proprio account. L&#8217;adesione non ha numeri paragonabili a facebook (i brand più popolari hanno tra i mille e i quindicimila fan) ma la particolare segmentazione del mercato consente un accesso diretto a una fascia molto giovane, aprendo la via a iniziative ludiche e di edutainment, oltre che di contatto diretto. Opportunità che per ora stanno sfruttando in pochissimi, il che lo rende un terreno privo di competizione per l&#8217;attenzione delle persone.</p>
<p>Se Netlog è un ambiente naturale per il mercato giovane, <a title="Brandkarma" href="http://brandkarma.com/about">Brandkarma</a> nasce esplicitamente come servizio di rating, commento e suggerimento rispetto ai propri marchi preferiti, ed è basato sull&#8217;adesione ai valori del brand. Su Brandkarma è possibile scegliere e votare i marchi in base a criteri come la loro qualità e il loro impatto sull&#8217;ambiente e la vita delle persone.</p>
<p>E&#8217; un ambiente impegnativo ma con un approccio propositivo, assertivo rispetto ai brand (il pay-off del sito è &#8220;<em>change the world, one brand at a time</em>&#8220;) ed è frequentato da una fascia di pubblico colta, evoluta ed esigente. Andare a misurarsi su un piano di parità e di apertura con il proprio mercato è sicuramente una sfida impegnativa per un brand, ma è anche la nuova frontiera in cui è possibile comunicare a quella parte del proprio mercato difficilmente raggiungibile con i media tradizionali: una fascia numericamente minoritaria ma di grande potere d&#8217;acquisto e &#8211; ancora più importante &#8211; influente.</p>
<p>Pianificare oggi su Netlog e Brandkarma è avere chiaro che la comunicazione del futuro passa anche per una conversazione bidirezionale con il proprio mercato che sia franca, aperta e paritaria. Una scelta che comunica capacità di ascoltare, reagire, impegnarsi positivamente per migliorare la relazione con il mercato, la propria sostenibilità ambientale e sociale. Passa spesso inosservato quanto questi temi abbiano una fortissima rilevanza per le generazioni più giovani.</p>
<p style="text-align: center;"><a title="Brandkarma mission" href="http://brandkarma.posterous.com/hit-em-where-it-helps">a) Brands represent 80% of business value.<br />
b) People give brands value, not the other way around, therefore,<br />
c) You&#8217;re the boss of brands.<br />
</a><em>(dal blog di Brandkarma)</em></p>


<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Le wishlist della vita: Schemer e 43 Things</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 07:51:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<category><![CDATA[43 things]]></category>
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		<description><![CDATA[Schemer è un'attività sociale e ludica, una sorta di gioco in cui lo scopo è divertirsi curiosando tra gli scheme degli altri. Trattandosi di un social network è possibile aggregarsi alle attività altrui o semplicemente ispirarsi per nuove idee.


No related posts.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ambito5.com/blog/social-media-mkt/2012/01/le-wishlist-della-vita-schemer-e-43-things"><img class="alignnone size-full wp-image-4438" title="Schemer" src="http://www.ambito5.com/wp-content/uploads/2012/01/schemer.png" alt="" width="250" height="151" /></a></p>
<p>Nel dicembre scorso Google ha lanciato <a title="Il sito di Schemer" href="http://www.schemer.com">Schemer</a>, un servizio che consente di elencare sul proprio profilo le attività che si desidera compiere almeno una volta nella propria vita. Che si tratti di nuotare con gli squali, rapinare una banca o &#8211; più realisticamente &#8211; andare in palestra tre volte alla settimana, Schemer consente di condividere con gli amici i propri desideri, intenzioni, obiettivi.</p>
<p><span id="more-4437"></span></p>
<p>Più che una semplice lista di to-do, Schemer è un&#8217;attività sociale e ludica, una sorta di gioco in cui lo scopo è divertirsi <a title="le FAQ di Google" href="http://support.google.com/schemer/bin/answer.py?hl=en&amp;answer=1731184&amp;topic=1727369&amp;ctx=topic">curiosando tra gli scheme degli altri</a>. Trattandosi di un social network è possibile aggregarsi alle attività altrui o semplicemente ispirarsi per nuove idee.</p>
<p>L&#8217;idea non è nuova: già nel 2005 era nato <a title="43 things" href="http://www.google.com/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=1&amp;ved=0CCsQFjAA&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.43things.com%2F&amp;ei=w7kVT62ZOdH54QSK-OTxDQ&amp;usg=AFQjCNFGa4U73V7z3JVTqAtv14O6RFfQpQ&amp;sig2=FAKYzLlVNdQJALgKQ8lYKQ">43 Things</a>, che si proponeva gli stessi obiettivi. 43 Things si autodefinisce &#8220;The world&#8217;s largest goal-setting community&#8221; con oltre 3 milioni di utenti, mentre non sono disponibili numeri degli iscritti a Schemer, che è strettamente integrato a Google+ e può quindi aspirare a sfruttarne viralmente la grande base utenti.</p>
<p>La somiglianza tra i due servizi ha fatto chiedere a molti quale sia l&#8217;obiettivo reale di Schemer: per alcuni sarebbe <a title="Mashable" href="http://mashable.com/2011/12/08/schemer-google-pics">la risposta di Google agli eventi di Facebook</a> mentre altri vedono in Schemer <a title="VentureBeat" href="http://venturebeat.com/2011/12/08/google-schemer">un attacco a Foursquare</a>.</p>
<p>Ma l&#8217;approccio in bae al quale qualunque cosa faccia un social network sia mirato a rispondere o attaccarne un altro è riduttivo e semplifica  la complessità dell&#8217;ecosistema dei social media: il fatto che Schemer sia associato a Google+, i cui contenuti sono fortemente integrati con i risultati del motore di ricerca, ci fa pensare che lo scopo di Google nel creare Schemer sia lo stesso in base al quale Google ha fatto gran parte delle scelte negli ultimi anni: migliorare i risultati della search nell&#8217;ottica di renderli più rilevanti e personali per il singolo utente.</p>
<p>Ci avviciniamo sempre più al momento in cui una ricerca su Google, oltre ai risultati organici tradizionali basati sui click di una sconfinata base utenti senza volto, ci presenterà, come ha già cominciato a fare, risultati personali basati su cosa, rispetto a quel termine di ricerca, hanno fatto o detto le persone che sono nella nostra rete sociale. Che si stia <a title="Google Places" href="http://www.google.com/places/">cercando un ristorante in zona</a>, un film da vedere o qualcosa da fare, geolocalizzazione, rete sociale e integrazione orizzontale tra servizi consentirà a Google di darci risultati sempre più basati su opinioni e esperienze che riteniamo affidabili: quelle dei nostri amici.</p>


<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Troppe informazioni, poco tempo: come deve cambiare il contenuto?</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 14:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social / media / mkt]]></category>
		<category><![CDATA[cognitivo]]></category>
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		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[sovraccarico]]></category>
		<category><![CDATA[vaaleria maltoni]]></category>

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		<description><![CDATA[Abbiamo tutti la sensazione è che il flusso di informazioni a cui siamo esposti ogni giorno sia sempre maggiore, l’aumento della quantità di informazioni, del numero di fonti, della velocità con cui si aggiornano concorrono a cambiare il modo in cui funzionano le nostre capacità cognitive.


No related posts.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ambito5.com/news/2012/01/affrontare-il-sovraccarico-informativo-come-deve-cambiare-il-contenuto"><img class="alignnone size-full wp-image-4418" title="foto di Karen Elliot da flickr" src="http://www.ambito5.com/wp-content/uploads/2012/01/rushing-nowhere.jpg" alt="" width="250" /></a></p>
<p>Abbiamo tutti la sensazione che il flusso di informazioni a cui siamo esposti sia sempre maggiore: l’aumento della quantità di informazioni, del numero di fonti, della velocità con cui si aggiornano <a title="Information Overload su Wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Information_overload#General_causes">concorrono a cambiare</a> il modo in cui funzionano le nostre capacità cognitive.</p>
<p><span id="more-4416"></span></p>
<p>Per fortuna siamo una specie molto adattabile, e grazie a questi stimoli i più giovani acquisiscono la capacità di elaborare più rapidamente le informazioni e creare in modo più efficiente collegamenti tra i dati. Le altre generazioni hanno più difficoltà ad accelerare i processi cognitivi, il che produce in loro ansia e la sensazione di affannarsi pur “restando indietro”. La reazione più comune alla difficoltà a elaborare tutti gli stimoli è di selezionare mentalmente, sfrondare tutto ciò che a prima vista non appare rilevante.*</p>
<p>Cercando di selezionare assumiamo comportamenti nuovi: vediamo di più ma leggiamo meno, dedichiamo sempre meno tempo a ogni singola informazione, scansioniamo sommariamente un testo per intuire se è utile, operiamo meno scrutinio e riflessione sulle informazioni che ci passano davanti, seguiamo i flussi del senso in percorsi che non erano stati progettati da chi pubblica. Queste nuove modalità di lettura fanno sì che cambi anche il modo in cui vengono prodotti i contenuti.</p>
<p>All&#8217;inizio bastava fare lo sforzo di esserci per avere un pubblico. In seguito, anche grazie all’avvento dei social media, il numero di contenuti a cui siamo esposti è aumentato a dismisura e il tempo che il lettore dedica a ogni contenuto è diminuito: ciò ha fatto sì che molti si siano messi nel business di <em>catturare l’occhio</em>, producendo contenuti sempre più brevi con il solo obiettivo di generare un clic.</p>
<p>Gli ultimi anni hanno visto il nascere di realtà dedicate a produrre contenuti purchessia: <em><a title="La definizione di Content Farm su Wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Content_farm">content farm</a></em> che allevano esseri scriventi per produrre a cottimo più parole possibile; le immagino un po&#8217; come gli allevamenti di neonati in Matrix. Ma quando lo scopo è solo la quantità, i contenuti diventano telegrafici, ingegnerizzati, incomprensibili, irrilevanti. Per chi produce contenuti, rincorrere la velocità dell&#8217;elettricità nei cavi è una battaglia persa in partenza (e Google, per mantenere la qualità del prodotto, ha cominciato a <a title="Google Panda su Wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Google_Panda">penalizzare questa scelta</a>).</p>
<p>E&#8217; per questo che, oggi come prima dell&#8217;avvento dei social media, il modo più efficace di raggiungere il proprio pubblico è trovare e mantenere la propria base di lettori grazie a contenuti rilevanti e il più possibile diversificati &#8211; cioè che rispondono alle diversità tra i propri lettori. Ancora più sui social media che sui media tradizionali, il contenuto che funziona, che viene letto e condiviso, è quello che passa in modo coinvolgente un concetto che ha importanza per la persona che lo legge. Un concetto rilevante, in una forma accattivante, su un tema importante per le persone.</p>
<p><em>*Un&#8217;analisi approfondita della velocità come processo nei social media si trova <a title="Rushing nowhere di Valeria Maltoni" href="http://www.conversationagent.com/2011/11/social-networks-influence-and-media.html">in questo post di Valeria Maltoni</a></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>foto di <a title="Karen Eliot" href="http://www.flickr.com/photos/kareneliot/">Karen Eliot</a> da flickr</em></p>


<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;impulsività su twitter che danneggia il brand</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 08:17:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social / media / mkt]]></category>
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		<description><![CDATA[Considerato il successo di twitter era prevedibile che non avremmo dovuto attendere molto per la prima case history del nuovo anno, ma nessuno si aspettava che la prima crisi di immagine di un personaggio pubblico del 2012 si sarebbe consumata a soli 17 minuti dalla mezzanotte.


No related posts.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ambito5.com/blog/social-media-mkt/2012/01/limpulsivita-su-twitter-che-danneggia-il-brand"><img class="alignnone size-full wp-image-4408" title="La balena del FAIL di twitter" src="http://www.ambito5.com/wp-content/uploads/2012/01/fail-whale.jpeg" alt="" width="250" /></a></p>
<p>Considerato il tasso di diffusione di <strong>twitter</strong> nel 2011, era prevedibile che non avremmo dovuto attendere molto per la prima <em>case history</em> del nuovo anno, ma nessuno si aspettava che la prima crisi di immagine di un personaggio pubblico del 2012 si sarebbe consumata a soli 17 minuti dalla mezzanotte.</p>
<p><span id="more-4407"></span></p>
<p>Inaugurato l&#8217;anno nuovo cantando in diretta da Times Square <em>Imagine</em> di John Lennon, il rapper Cee-lo Green ha avuto la malaugurata idea di cambiare un verso di uno dei brani più di culto della storia della musica: da &#8220;<em>and no religion too</em>&#8221; a &#8220;<em>and all religion&#8217;s true</em>&#8220;.</p>
<p>Gli attacchi su twitter sono cominciati immediatamente, e già a pochi minuti dopo la mezzanotte Cee-lo era riuscito a <a title="Articolo su Rolling Stone (in inglese)" href="http://www.rollingstone.com/music/news/cee-lo-green-outrages-john-lennon-fans-by-changing-lyrics-to-imagine-20120102">rispondere in modo aggressivo e offensivo</a> a quelli che lo contestavano, insultando implicitamente migliaia di persone che la pensavano come loro.</p>
<p>Qualche ora dopo è stato il turno di Rupert Murdoch, che appena sbarcato su twitter è <a title="Articolo su il Post" href="http://www.ilpost.it/2012/01/02/rupert-murdoch-e-su-twitter">riuscito ad alienarsi un&#8217;intera nazione</a> twittando che forse gli inglesi fanno troppe vacanze, per avere un paese sull&#8217;orlo della bancarotta.</p>
<p>Tra le cause di questi incidenti c&#8217;è sicuramente l&#8217;egocentrismo, dote di cui le due celebrità sono ampiamente dotate, ma la questione non si esaurisce lì. Da quando esistono i mass media i personaggi pubblici (celebrità dello spettacolo, ma anche politici e brand) sono abituati a non avere alcuna relazione diretta con il proprio pubblico, o ad averne al massimo una asimmetrica, filtrata dalla stampa, dagli uffici PR, dai moderatori dei dibattiti e dalla distanza tra palco e platea che impedisce la conversazione.</p>
<p>Con twitter e i social media, brand e personaggi in vista si trovano a dover affrontare una situazione di simmetria comunicativa e dover gestire personalmente, oltre a un nutrito gruppo di troll e provocatori vari, situazioni di grande delicatezza. Essere insultati è emotivamente stressante per chiunque, mantenere la calma e l&#8217;equilibrio in situazioni del genere è quasi impossibile, ma perdere la calma significa rischiare di commettere gravi gaffe, e finire per essere sbeffeggiati sia su Internet che sui media tradizionali, molto attenti oggi a questo tipo di situazioni. Anche peggio, significa alienarsi il proprio pubblico.</p>
<p>Soluzione? Affidare la gestione dell’account a chi ha esperienza e competenza di comunicazione e di community. La ragione per cui un social media o un community manager sa gestire situazioni in cui chi porta il nome del profilo rischia di sbagliare è che ha già incontrato e gestito situazioni, accuse e argomentazioni simili migliaia di volte. E’ esperienza, grazie alla quale sa già quali sono i rischi e i vantaggi delle varie linee di difesa possibili, ma è anche empatia, che gli consente di prevedere quali effetti avrà sulle varie componenti del pubblico un argomento piuttosto che un altro.</p>
<p>Così come l’avvocato sa scegliere la linea di difesa che consenta di non perdere una causa, il social media manager sa consigliare la migliore linea di comunicazione per non rischiare di perdere il rispetto dell’opinione pubblica.</p>


<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Year in hashtag: il 2011 raccontato attraverso twitter e gli altri social media</title>
		<link>http://www.ambito5.com/blog/social-media-mkt/2011/12/year-in-hashtag-il-2011-raccontato-attraverso-twitter-e-gli-altri-social-media/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 08:32:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social / media / mkt]]></category>
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		<category><![CDATA[zeitgeist]]></category>

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		<description><![CDATA[Yearinhashtag 2011 è il racconto di come il mondo ha vissuto un anno di cambiamenti radicali attraverso la sintesi delle narrazioni degli eventi su social media come twitter, i blog e YouTube. La rivoluzione politica, ma anche culturale e sociale del 2011 narrata da chi l'ha testimoniata e chi l'ha fatta.


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://yearinhashtag.com/"><img class="alignnone size-full wp-image-4273" title="Year in Hashtag 2011" src="http://www.ambito5.com/wp-content/uploads/2011/12/yearinhashtag.png" alt="" width="250" /></a></p>
<p><em>Zeitgeist</em>, lo Spirito dei Tempi, è il clima culturale, intellettuale, etico, spirituale e politico di un paese o una comunità in un dato periodo storico. Lo <em>zeitgeist</em> è il quadro cognitivo di una società in un dato momento nella storia, è la narrazione dell&#8217;umore di un popolo, del modo in cui una società legge e vive gli eventi.</p>
<p><span id="more-4272"></span></p>
<p>Il concetto di <em>zeitgeist</em> sta alla base dell&#8217;idea che ha prodotto <em><a title="Year in hashtag" href="http://yearinhashtag.com/">Yearinhashtag 2011</a></em>: il racconto di come il mondo ha vissuto un anno di cambiamenti radicali &#8211; e fino a poco fa impensabili &#8211; attraverso la sintesi delle narrazioni degli eventi su social media come twitter, i blog e <a title="YouTube" href="http://www.youtube.com/user/Google?v=SAIEamakLoY&amp;feature=pyv&amp;ad=19180591190&amp;kw=zeitgeist">YouTube</a>. La rivoluzione politica, ma anche culturale e sociale del 2011 narrata da chi l&#8217;ha testimoniata, chi l&#8217;ha seguita sui media, chi l&#8217;ha appoggiata da casa e chi l&#8217;ha fatta in prima persona.</p>
<p>Se c&#8217;è un anno in cui è diventato evidente e innegabile che Internet è destinata a cambiare per sempre il mondo come lo conosciamo, più rapidamente di quanto siamo abituati ad accettare, quest&#8217;anno è il 2011, cioè l&#8217;anno in cui le caratteristiche informative e comunicazionali della Rete hanno cominciato ad avere un impatto diretto sulla società.</p>
<p>Nel gennaio del 2011 il suicidio per protesta di Mohamed Bouazizi in Tunisia e l&#8217;uccisione di Khaled Said al Cairo hanno fatto da catalizzatore per mettere in moto &#8211; attraverso e grazie alla Rete &#8211; un processo storico che non solo ha ribaltato regimi decennali in pochi mesi, ma ha ispirato Occupy Wall Street, forse il più grande movimento di protesta negli USA dal 1968, a mettere in discussione lo <em>status quo</em> anche nel paese più democratico e ricco al mondo.</p>
<p><em><a title="Year in Hashtag 2011" href="http://yearinhashtag.com">Yearinhashtag 2011</a></em> è un viaggio in tutto ciò e molto altro (il Royal Wedding, le elezioni amministrative e i referendum, la morte di Amy Winehouse e Steve Jobs) attraverso i tweet, i post e i video che si sono riversati in una Rete che è sempre più non una manifestazione della società civile ma LA società civile, non una rappresentazione del mondo, ma IL mondo.</p>
<p><em><a title="Year in Hashtag 2011" href="http://yearinhashtag.com/">Yearinhashtag 2011</a></em> è ideato e realizzato da Claudia Vago (<a title="Tigella su Twitter" href="http://twitter.com/#!/tigella">@tigella</a>), Luca Alagna (<a title="ezekiel su twitter" href="http://twitter.com/#!/ezekiel">@ezekiel</a>), Marina Petrillo (<a title="Marina Petrillo su Twitter" href="http://twitter.com/#!/alaskaRP">@alaskaRP</a>), Maximiliano Bianchi (<a title="Strelnik su twitter" href="http://twitter.com/#!/strelnik">@strelnik</a>) Mehdi Tekaya (<a title="Mehdi Tekaya su twitter" href="http://twitter.com/#!/mehditek">@mehditek</a>), che vi consiglio di seguire su twitter.</p>
<p>Parlando di Zeitgeist è il caso di segnalare <a title="Google Zeitgeist" href="http://www.googlezeitgeist.com/en">lo Zeitgeist 2011 di Google</a>: un anno visto attraverso i termini più ricercati in tutto il mondo, paese per paese. Che tra le altre cose ci dà conto delle <a title="Le paur degli italiani su Google" href="http://www.googlezeitgeist.com/en/top-lists/it/i-m-scared-of">paure degli italiani</a>.</p>
<p>Anche <em>YouTube</em> ha il suo <a title="Youtube year in review" href="http://www.youtube.com/rewind">year in review</a> attraverso i video più visti.</p>


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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Path, la vita in diretta &#8211; le applicazioni mobile geolocalizzate che raccontano il quotidiano</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 08:15:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Social / media / mkt]]></category>
		<category><![CDATA[Android]]></category>
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		<category><![CDATA[social media]]></category>

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		<description><![CDATA[Path vuole essere un modo di comunicare con la propria rete sociale di qualità. Non quindi un social media generalista con centinaia o migliaia di conoscenti anche lontani, ma la condivisione di azioni intime e personali con i propri amici più stretti.


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ambito5.com/news/2011/12/path-e-la-vita-in-diretta-le-applicazioni-mobile-geolocalizzate-che-raccontano-il-quotidiano"><img class="alignnone size-full wp-image-4267" title="La schermata principale di Path" src="http://www.ambito5.com/wp-content/uploads/2011/12/path2.png" alt="" width="250" /></a></p>
<p><em>We all share the common urge to share, record and remember life.<br />
(path.com) </em></p>
<p>C&#8217;è un nuovo social network in città, ma non è nuovo. <a title="Il sito ufficiale di Path" href="http://www.path.com"><em>Path</em></a> è stato lanciato oltre un anno fa come applicazione per iPhone, ma solo nelle ultime settimane &#8211; forse grazie alla sua estensione ai sistemi operativi Android e Blackberry &#8211; ha visto un&#8217;accelerazione della diffusione nella rete sociale italiana.</p>
<p><span id="more-4265"></span></p>
<p><em>Path</em> è una mobile app basata sull&#8217;azione di <em>check-in</em>, che a differenza di <em>Foursquare</em> consente di notificare alla propria rete sociale non solo i luoghi ma anche le principali azioni che si compiono ogni giorno: ascoltare musica, pranzare al ristorante, incontrare altre persone, andare a letto. L&#8217;effetto dell&#8217;uso frequente a cui lo strumento incoraggia è quello di costruire un percorso (path, appunto) delle proprie attività nel corso della giornata.</p>
<p><em>Path</em> costruisce una narrazione visiva e geolocalizzata delle azioni quotidiane lungo una timeline verticale. Pubblicare una foto è immediato, le canzoni ascoltate sono riproducibili in streaming dagli altri, tutte le azioni compiute sono commentabili e likabili dai propri contatti. Alla sera, quando si clicca sull&#8217;iconcina a forma di luna, il nostro <em>path</em> contiene il percorso di azioni che abbiamo compiuto nella giornata.</p>
<p>Si tratta di azioni effettuabili anche su altre applicazioni sociali, ma il fatto che <em>Path</em> sia un&#8217;applicazione esclusivamente per smartphone molto intuitiva, elegante e usabile lo fa percepire come qualcosa di diverso da Facebook. Un&#8217;altra differenza sta nelle intenzioni: <em>Path</em> vuole essere un modo di comunicare con la propria <em>rete sociale di qualità</em>. Non quindi un social media generalista con centinaia o migliaia di conoscenti anche lontani, ma la condivisione di azioni intime e personali con i propri amici più stretti. Non a caso Path limita il numero di contatti a 150, il <a title="Il numero di Dunbar su Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Numero_di_Dunbar">numero di Dunbar</a> secondo il quale 150 è il numero medio di persone che consideriamo strettamente &#8220;amici&#8221;.</p>
<p><em><a title="Il sito di Path" href="http://www.path.com">Path</a></em> non è di per sé rivoluzionario e non c&#8217;è modo di sapere se incontrerà un&#8217;adozione di massa, ma quello che <em>Path</em> ci conferma è che i media diventano sempre più personali, ci abituano sempre più a rappresentare, a rimettere in scena digitalmente le azioni &#8220;fisiche&#8221; (se ascoltare un mp3 è un&#8217;azione fisica), sfumando il confine tra l&#8217;azione effettuata nella pratica e il suo corrispondente digitale.</p>
<p>Quella della progressiva eliminazione delle differenze tra fisico e digitale (e ancora più tra&#8221;reale&#8221; e &#8220;virtuale&#8221;) è una tendenza che non si può ignorare e che sta influenzando, plasmando fortemente la cultura, il pensiero e le pratiche quotidiane della nostra società.</p>
<p><em>Qui c&#8217;è <a title="Video su Path" href="http://vimeo.com/32856179">un video che mostra l&#8217;interfaccia e il funzionamento di Path</a></em></p>
<p><em><a title="Video su Path" href="http://vimeo.com/32856179"></a>Path è disponibile per <a title="Path sull'itunes store" href="http://itunes.apple.com/us/app/path/id403639508?mt=8">iPhone</a> e per gli <a title="Path sull'android market" href="https://market.android.com/details?id=com.path&amp;feature=search_result#?t=W251bGwsMSwxLDEsImNvbS5wYXRoIl0.">smartphone Android</a> di fascia medio-alta.</em></p>


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</ol></p>]]></content:encoded>
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