Il personal branding: il segreto è tenerci

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Una delle lezioni che impariamo dai personaggi dello spettacolo che sono riusciti a portare online la propria personalità con successo è che quando si tratta di promuovere un brand personale la prima cosa che conta è la persona. Suona banale? Probabilmente lo è.

 

In altre parole: se non esprimi una personalità forte, contenuti interessanti e la disposizione a essere generoso con i tuoi fan, puoi coinvolgere qualunque team di marketing, ma la tua strada è in salita.

E ancora: se hai bisogno di un’analisi esterna per capire se sei un brand, e se è il caso che tu faccia “personal branding” attraverso i social media, probabilmente hai preso la strada più lunga e tortuosa: partire dal bisogno e dalla curiosità di comunicare direttamente ai propri fan è molto più rapido e efficace.

Tutti i casi di successo reale (che significa di gradimento, non solo di numero di follower) di personal branding effettuati da VIP sono basati in qualche modo su una genuina curiosità del personaggio in questione per il mondo che lo circonda, sul desiderio di esprimersi in prima persona, sull’entusiasmo per le possibilità dei nuovi media.

Un caso esemplare è Snoop Dogg, rapper multimiliardario da due decenni, che non ha certo bisogno di passare i pomeriggi a pubblicare su twitter foto per i suoi fan. Ma Snoop ha sempre dimostrato di essere un personaggio eclettico, curioso e istrionico, di fare quello che fa con entusiasmo e un notevole senso dell’autoironia, e, qui sta il segreto, di tenerci. Avere abbastanza passione per chiedersi cosa possono desiderare i propri fan sui social network e per produrlo, e allo stesso tempo abbastanza senso del ridicolo per accettare le critiche quando arrivano, senza sbroccare come fece CeeLo a Capodanno.

La genuinità forse si può simulare, ma è molto più efficace mettercela davvero: quando Snoop chiama i suoi follower su Twitter my family è sincero.
Come si fa a sapere che è genuinità e non un’abilissima operazione di marketing? Chiunque lo legga se ne rende conto, e questo è quello che conta.

Ci sono molti altri casi brillanti di espressione genuina, creativa e credibile sui social network da parte di VIP: dal pioniere Ashton Kutcher che posta come un dannato da tre anni senza mostrare segni di stanchezza, fino agli ultimi arrivati, la generazione di nativi digitali rappresentata da un Justin Bieber che come molti suoi coetanei ha sempre lo smartphone in mano, e per cui non si pone nemmeno la questione SE essere sui social media.

Anche in Italia i personaggi del mondo dello spettacolo si stanno affacciando a twitter, e tra tanti profili più o meno efficaci, quelli che spiccano per genuinità e ricchezza di contenuti appartengono a persone come Carlo Gabardini o Luca Bizzarri, che hanno compreso le potenzialità di comunicazione del media, e ne sono genuinamente affascinati, dimostrando ancora una volta che il segreto per una comunicazione personale di successo sui social media sono la curiosità, la generosità e la passione per la conversazione.

tagcloud by stefano principato on flickr

  • http://about.me/mat.pe Matteo

    Giusto ieri leggevo l’articolo di un noto blogger http://woorkup.com/2012/03/20/twitter-la-grande-menzogna/ su certe operazioni pianificate di pompaggio di certi account social per alcuni vip. E mi chiedo come alcuni possano pensare di avere un ritorno d’immagine positivo da operazioni di questo genere, se poi l’interazione vip-followers è pari a zero.

    La qualità, la cura e la generosità pagano sul lungo termine, come gli esempi che sono stati riportati. Molti di questi personaggi hanno poi interpretato twitter con la leggerezza e il sarcasmo che il mezzo richiede, ma non mancano esempi di petulanza e “lesa maestà”. Se crei un account twitter e ti offendi per la minima critica, forse è meglio che un account non lo apri proprio! ;-)