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27 gen 2012

scritto da Luca

Comunicando per memi: le community teen che anticipano i media del futuro

Quando ci si occupa di Internet per comprendere e prevederne gli sviluppi, che sia dal punto di vista sociale, di comunicazione, editoriale, di marketing o altro, si tende a prendere quasi sempre in considerazione le manifestazioni più mainstream della rete: i grandi portali, la trasposizione dei media tradizionali come le testate o i network TV, i social network più diffusi.

Raramente ci si rende conto che gran parte dei comportamenti, delle tendenze e delle modalità di utilizzo del media nascono spontaneamente (emergono) nelle community, in particolare nelle community più giovani.

E’ impensabile pensare di comprendere la direzione in cui sta andando la Rete, e quindi anche i mercati digitali di domani, senza tenere conto che gran parte del vocabolario, dell’identità, del senso e delle modalità di espressione e conversazione dell’Internet futura vengono in questo momento prodotti nei luoghi in cui si aggregano gli adulti di domani, luoghi che sono spesso totalmente al di sotto dei radar del marketing, dell’editoria, dell’e-commerce.

Il fatto che questi luoghi non siano presi in considerazione meraviglia ancora di più se si considera che oggi non sono più piccole community oscure e mal indicizzate, ma servizi basati su infrastrutture che fanno impallidire i nostri quotidiani e in alcuni casi superano come numero di utenti i più grandi siti di informazione mondiali.

Reddit, Digg, il famigerato 4chan, Fark, Canv.as, Imgur sono community che aggregano milioni di teen e giovani adulti in tutto il mondo e vantano numeri di page view raggiunti da pochi altri siti nella storia di Internet. Nonostante ciò, da noi quasi nessuno si occupa di studiarne abitudini culturali, modalità di comunicazione, approccio all’etica, nonostante sia evidente che su quello che avviene su questi siti si basa parte di quello che accadrà culturalmente e in termini di modalità di relazione (scritte, visive, simboliche) sui new media nei prossimi anni.

La capacità di comunicare per immagini, la tendenza esprimersi per memi (cioè immagini e concetti simbolici che si diffondono viralmente e diventano espressioni standard di una condizione umana), gli inside jokes, gli acronimi e i modi di dire per iniziati sono un vero e proprio linguaggio che spesso è incomprensibile agli adulti ma che va a costituire un sostrato condiviso della conversazione futura dal quale molti di noi sono tagliati fuori.

L’abitudine quasi innata e data per scontato all’anonimato, la volontà di tollerare qualunque opinione e manifestazione per quanto controcorrente o bizzarra, l’attitudine a sfumare i confini tra serio e sarcastico, reale e immaginario, sacro e profano, sono caratteristiche che le generazioni del riflusso, cresciute con i media broadcast fanno fatica non solo a interiorizzare ma persino a concepire. Eppure modelleranno la cultura di domani.

Se negli USA ci sono studiosi come danah boyd e Don Tapscott che si occupano di analizzare, comprendere e spiegare questi fenomeni, e in generale l’editoria USA è più giovane, più attenta e più in contatto con questo tipo di realtà, in un’enclave linguistica e culturale come l’Italia sia l’editoria che il marketing sono piuttosto lontani dal percepire l’importanza di comprendere questi fenomeni.

Un buon punto per iniziare sono il sito di Danah Boyd (scrive molto su Google+) e i libri di Don Tapscott. Ma soprattutto la frequentazione quotidiana di luoghi che a prima vista sembrano lunari persino come interfacce: Reddit4chan (NSFW), Fark.

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  1. Matteo scrive:

    L’articolo fa certamente luce su un fenomeno interessante, che balza all’attenzione dei flussi mainstream (tv, su tutte) quando queste communities sono associabili a gravi fatti di cronaca o di rottura del contesto sociale.

    Così facendo, però, se ne coglie solo in minima parte la portata, e soprattutto quasi sempre è il flusso mainstream che restituisce di queste communities un’immagine distorta e parziale.

    Il panorama internazionale è sicuramente in fermento e propone diversi spunti interessanti, mentre in Italia la proposta è ancora asfittica, per ragioni sistemiche (la sottovalutazione dell’importanza del web nella condivisione di contenuti ed esperienze, e in tutte le forme di aggregazione “tribale”) e culturali.

    Anyway, hope is the last one to die. ;)

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