scritto da Max

I tempi cambiano, le mamme imbiancano, ma nel nostro ambiente “fare tardi in agenzia” è una consuetudine che non è mai passata di moda. Si fa tardi in ufficio per far vedere che si lavora tanto, per uscire alla stessa ora della collega carina appena arrivata (toh, che combinazione…), perché si è entrati tardi al mattino, per stampare le foto delle vacanze sul plotter, eccetera, eccetera. Ma naturalmente si fa tardi anche per preparare un evento, per un piano di newbiz, perché ti spostano una deadline, perchè semplicemente – ed è il caso più frequente – si ha davvero tanto da lavorare.
Per altro, non è difficile notare come il cambiamento delle figure professionali e dei servizi, l’avvento del web2.0 e di un’epoca in cui siamo tutti “always on”, ha inciso anche sull’abitudine a fare tardi in agenzia e sui motivi per cui si fa tardi. C’è chi torna a nottefonda in agenzia per uploadare foto e video da un evento appena concluso. C’è chi modera una fanpage e si trova in mezzo a un flame improvviso, naturalmente alle ore 17.55. C’è chi sta monitorando e partecipando a una conversazione interessante dentro qualche community e rimane fatalmente “agganciato” alle parole che scorrono sul video. C’è chi – per promuovere il gioco più adrenalinico del momento – organizza un torneo online via FriendFeed e poi si ferma in agenzia ben oltre l’orario di lavoro per salire su una Corvette ZR1 e fare a sportellate a 200 km all’ora a botte di missili e powerup con gli altri giocatori.
Uno sporco lavoro insomma, questo torneo di Blur, ma qualcuno doveva pur farlo.
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… e poi c’è chi vorrebbe far tardi con la media planner