scritto da Cristiano
Il 21 marzo ormai non è più solo il primo giorno di primavera, ma anche il compleanno di Twitter, che ha spento 4 candeline. Mashable gli ha fatto gli auguri a modo suo, chiedendo ai suoi followers (poco meno di due milioni di persone) per quale motivo si sentissero legati e riconoscenti a Twitter. Ne è uscito un flusso di twittate da ogni angolo del pianeta, che tengono vivo ancora a distanza di una settimana l’hashtag #thankstwitter4 (e di seguito trovate i nostri thanks: Max, Cristiano, Stefano, Massimiliano).
A noi di Twitter piace la semplicità, l’immediatezza, la mobilità e portabilità. Ci piace perché è flessibile, contagioso, serendipico. Perché si adatta a una persona come ad un’azienda, a un’istituzione come a un programma tv. E per un’azienda che voglia utilizzare Twitter, oggi la domanda determinante ci pare questa: quanto ci metto ad avere una massa critica? In sostanza, tra quanto Twitter stesso mi venderà dei pacchetti per avere, aumentare, moltiplicare i followers?
Qui in agenzia si è twittato su vari fronti: da Zopa Italia, a Virgin Active e Virgin Poker, talvolta inaugurando e svezzando dei profili poi gestiti autonomamente dalle aziende (un po’ come vedere i figli grandi che se ne vanno di casa e camminano sulle loro gambe). In questa fase twittiamo per Yahoo_Italia e Barilla Center for Food & Nutrition.
Twitter in fondo non è cambiato molto in questi 4 anni. Per spiegarlo a chi non lo conosce, a noi piace dire che è Facebook ridotto ai minimi termini, senza tutta la fuffa intorno, solo lo status. Ecco, Twitter è rimasto così, fedele a se stesso, seppur travolto da un successo planetario. In Italia, stando ai dati Nielsen del novembre scorso, siamo circa 700.000 a twittare.
Ah, da oggi ci siamo anche noi.
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