Google Now: il software che anticipa i nostri bisogni

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Alla I/O Conference, la presentazione Google della settimana scorsa, è stato messo in secondo piano dai lanci di prodotti fisici l’annuncio di una novità che potrebbe rivelarsi ben più rivoluzionaria di un nuovo tablet o di un media player.

Google Now non è un device e non è nemmeno un prodotto: è semplicemente una nuova feature, cioè la capacità di un sistema operativo esistente di fare qualcosa di nuovo. Ma è una feature decisamente innovativa, potenzialmente rivoluzionaria, che potrebbe cambiare il modo in cui gli smartphone facilitano il nostro quotidiano.

Il modello di Google si basa sul servire al singolo utente le informazioni (e l’advertising) più adatti rispetto alle ricerche eseguite sul motore o alle sue abitudini di navigazione. Per farlo, Google tiene traccia delle ricerche, dei siti visitati e dei dati che abbiamo associato agli innumerevoli servizi che fanno capo a Google.

Con l’avvento di Android sono entrati a fare parte di questo database anche i movimenti, i check-in, gli appuntamenti del calendario, i contatti della rubrica, le attività eseguite nel mondo fisico, localizzate su base geografica. Google conosce sia i nostri interessi online che le nostre abitudini “offline” – sempre se questa parola ha ancora un senso.

Per visualizzare i dati che sono associati al proprio profilo Google (e visibili solo a noi) è sufficiente andare sulla propria Dashboard, che si trova a https://www.google.com/dashboard

Questa notevole mole di informazioni è associata al nostro profilo Google in modo anonimo in base alle privacy policy a cui abbiamo aderito. Ovviamente Google ha interesse a usare quei dati solo per questioni di marketing, e la massima cura a non rivelare nulla ad altri della nostra identità personale.

Google Now, che sarà implementato nella prossima versione di Android (4.1, detta Jelly Bean) si occuperà di incrociare questi dati associati al profilo utente con la nostra posizione fisica, e cercherà di anticipare i nostri desideri e le nostre esigenze in base a quello che già sa di noi.

Lo farà attraverso delle “cards” contestuali alla situazione in cui ci troviamo, che proporranno modi di ottimizzare le nostre attività, ricordandoci scadenze, suggerendo alternative, proponendo eventi. E’ un modello predittivo che finora non è mai stato realizzato.

Presto Google Now potrebbe aiutarci non solo a ricordare ma anche a prevedere: suggerire di prendere l’ombrello prima di uscire al mattino, proporci una strada alternativa per andare al lavoro in base al traffico (la situazione del traffico in Italia è già presente come layer attivabile su Google Maps), informarci sui ritardi del treno o aereo che abbiamo prenotato, ricordarci di ritirare i vestiti in lavanderia, farci notare che siamo in ritardo per un appuntamento, informarci automaticamente sui risultati della nostra squadra, addirittura suggerirci un concerto che potrebbe piacerci in base ai nostri gusti musicali, o un ristorante vicino che è piaciuto ai nostri amici.

Lo scopo non è di invadere la privacy della persona, ma proporre informazioni e alternative di cui l’utilizzatore non è a conoscenza, che quindi non possono essere ottenute con il metodo tradizionale della ricerca. Resta da vedere se Google sarà capace di implementare una funzione potenzialmente intrusiva in modo discreto e utile. Non esistono precedenti e, oltre ad essere ambiziosa, l’iniziativa è piuttosto rischiosa per quanto riguarda la user experience e la percezione dell’utilizzatore.

Il video che illustra come funziona Google Now si trova qui.