Un'apostrofo di troppo
Ok, ora chiudi gli occhi e prova a immaginarti la scena.
Per strada all’improvviso un tizio starnutisce. Immediatamente un’altro tipo gli si avvicina, gli porge un fazzoletto e gli dice – poniamo – “Tenghi!” Non fai a tempo a stupirti che un terzo personaggio ammolla uno scappellotto in testa al tipo dei fazzoletti e poi ad alta voce davanti a tutti: “Hi hi, ma l’avete sentito? Ha detto tenghi!”
Questa scena si è svolta pochi giorni fa, qui sul web ed esattamente su Twitter. Da qualche tempo, infatti, l’account Twitter di Kleenex, fedele alla sua mission, soccorre – anche sul web – chi è raffreddato. E quel giorno nella fretta, evidentemente ha abbondato con l’apostrofo scrivendo “qual’è”. La cosa non è sfuggita all’occhio vigile di Nicola Mattina, che l’ha sbertucciato coram populo per la svista grammaticale. Il povero “stagista di Kleenex” – almeno così è stato definito – mentre fioccavano i retweet della tirata d’orecchie, si è affrettato a cancellare ogni traccia dell’ignominia ortografica, ma immaginiamo il suo brutto quarto d’ora.
Ok, ora qualche considerazione, con la giusta distanza dagli eventi e dai personaggi.
1. La fattispecie dell’errore ortografico grave, commesso da account aziendale, durante un’attività sui social media, con l’aggravante della distrazione, è una delle cose peggiori che ci possono capitare in questo lavoro. Lo diciamo per esperienza diretta. Sei pagato per dare voce a un’azienda, per darle la voce più adatta e più efficace, se sbagli l’italiano non hai scuse. Cenere in testa e ginocchia sui ceci. Nei casi peggiori anche bacchettate sulle mani. Questo non vuol dire che non si sbaglia mai: tutti sbagliamo, prima o poi. La volta dopo semmai sbagliamo un pò meno. Dipende dalla bacchettata.
2. A volte però l’errore sta a monte. Nel sottovalutare Twitter e affidarlo in gestione magari a una persona troppo junior o con poca confidenza con la lingua. Twitter è tante cose. Per certi aspetti Twitter è un’arma carica: vuoi sparare a salve o vuoi colpire? Per altri aspetti Twitter è un arte. L’arte della forma breve ed efficace: l’arte di una headline, di un titolo di giornale. Pensaci un momento: in redazione chi é che li fa i titoli? L’ultimo arrivato? Lo stagista? O piuttosto il caporedattore con 20 anni di “macchina” alle spalle? E questo errore con Twitter mi sa che lo facciamo in molti. Insomma chi è senza peccato scagli la prima p… ahia, non così grosse grazie.
3. All’occhio del web2.0 non sfugge nulla. E col senno di poi (e con un dizionario sotomano) siamo tutti professori pignoli e inflessibili. Da un lato, ci stà anche – perché no? – di segnalare pubblicamente le gaffe altrui, facendosi una risata. Quindi ha fatto bene Nicola. Dall’altro, conoscendo quel brutto quarto d’ora, con le ginocchia dolenti e i segni delle bacchettate sulle mani, noi stavolta solidarizziamo con “lo stagista di Kleenex”.
Ecco perchè, in questo post abbiamo messo ben 6 errori d’ortografia.