Il messaggio privato che si autodistrugge: ecco perché piace Snapchat

snapchat_1

L’impermanenza delle immagini come tutela: nelle app di messaging oggi è possibile definire la scadenza di un contenuto e la sua visibilità.

Controllo della visibilità del contenuto e selezione del pubblico sono le funzioni di privacy che cerchiamo oggi nei social media istantanei.

L’evoluzione delle piattaforme di social networking fa sì che sia sempre più sfumata la distinzione tra comunicazioni sincrone (chat, app di messaging, SMS) e asincrone (e-mail, messaggeria privata tra iscritti nelle community tradizionali), in una transizione dalla modalità di uso tipicamente asincrona della posta elettronica (io scrivo ora ma non so quando leggerai) a quella dei messaggi sincroni (scrivo in questo momento e so che stai leggendo, o leggerai quasi subito).

I nuovi social media tendono a non proporre più come modalità di comunicazione privata quella tradizionale: asincrona, basata sulla casella di posta al centro dell’interfaccia, ma riducono sempre più la differenza tra mail e messaggio istantaneo, mescolando nella stessa inbox e-mail e messenger, o su smartphone SMS e chat, cioè facendo convivere i messaggi scritti con intento asincrono a quelli scritti con intento sincrono.

D’altra parte, la nozione che gli strumenti di comunicazione debbano funzionare in base a modalità di comunicazione rigide deriva direttamente dai media che hanno preceduto Internet: il telefono è per tecnologia sincrono, la lettera per forza di cose asincrona, e nessuno dei due può essere altro. Per quanto azzeri le distanze e quindi il tempo, la stessa e-mail è concettualmente asincrona by design, mentre sincronia e asincronia nei media sociali di oggi sono scelte, non costrizioni.

Facebook aveva già fatto i primi passi con l’indirizzo di mail: ogni iscritto a Facebook ha a disposizione un indirizzo di mail username@facebook.com. Le mail spedite a quell’indirizzo sono visualizzate direttamente nella Inbox al pari dei messaggi diretti: nelle intenzioni di Facebook la distinzione sincrono/asincrono è già stata superata, utilizzando un unico canale di comunicazione e un’unica forma del messaggio.

Recentemente sono apparse piattaforme di comunicazione che hanno l’impermanenza come feature centrale: la caratteristica principale di Snapchat – alla quale è dovuto il suo successo presso la fascia di popolazione oggi più sensibile alla privacy, cioè i giovanissimi – è quella di poter definire una durata delle immagini inviate, che dopo il termine stabilito si autodistruggono. A ruota è seguita Instagram Direct che consente di definire in modo più preciso e granulare i gruppi di persone che possono vedere alcune foto, anche se non sono tra i nostri contatti.

Immagini che si autodistruggono senza lasciare traccia? La non permanenza da bug diventa feature: quella che una persona di mezza età interpreterebbe come un errore della macchina è in realtà una tutela della privacy e una sottile modalità di seduzione e di negazione al tempo stesso. Il contenuto che si autodistrugge ha un valore pratico ma è anche un’evoluzione cognitiva in un mondo, quello digitale, interamente costituito di contenuti immateriali, quindi effimeri per definizione.