I device mobili ci aiutano a ignorare gli spot in TV: ecco perché il futuro della TV è il social ADV

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Due sondaggi che rivelano come i social media catturino l’attenzione degli spettatori durante gli spazi pubblicitari.

Nelle fasce più giovani, la percentuale di persone che usa un device mobile come second screen mentre guarda la TV è ormai preponderante.

Qualche tempo fa Deloitte ha sondaggiato una selezione di spettatori britannici sulle loro abitudini di navigazione contestuale alla visione della TV.

I risultati non sono inattesi: l’uso di smartphone e tablet durante la visione TV è in rapida crescita, e l’accesso a un second screen serve non solo per informarsi sulla/durante la visione, ma anche (forse soprattutto) durante la pubblicità, come dimostrano i dati nello specifico: il 71% degli spettatori che usano il second screen durante la visione lo usa per distrarsi durante le pause pubblicitarie, il 70% durante programmi noiosi (Russia, Francia, Finlandia e UK sono i paesi con la penetrazione più alta dei tablet per uso come second screen).

Solo per il 24% degli intervistati l’esperienza del secondo schermo migliora il coinvolgimento e il gradimento del contenuto TV: l’attività per il momento è quindi principalmente di riempimento e non di integrazione attiva. Si tratta di una percentuale rilevantissima di spettatori che sono distratti verso un altro media, che pur consentendo una forte profilazione, non è attualmente sfruttato come piattaforma di integrazione adv ai contenuti TV.

Solo recentemente sia Twitter che Facebook si sono messi al lavoro su progetti di integrazione basati sul consumo contemporaneo di più media, fornendo agli inserzionisti informazioni statistiche sui contenuti più citati e discussi. Grazie all’identificazione del programma menzionato, ospiteranno contenuti advertising coerenti con la visione in TV, in modo da recuperare l’attenzione dirottata sui social media.

L’opportunità di proporre contenuti pubblicitari interattivi, mirati e personalizzati attraverso le piattaforme social è particolarmente promettente rispetto alle fasce più giovani, culturalmente più ricettive rispetto a nuovi formati progettati su misura, e particolarmente fedeli al second screen.

Un sondaggio di Wiggin rivela l’età degli utilizzatori di second screen, che – non sorprende – sono fortemente spostati verso le fasce di popolazione più giovani: si va dall’88% dei 15-19 (i teens hanno un’abitudine all’uso contestuale di TV e computer che tende a occupare una parte importante del loro tempo di studio) fino al 39% dei 55-64.

Il mercato si sposta quindi sul secondo schermo con una velocità che i brand al momento non sembrano in grado di seguire, restando ancorati – se non altro come spesa – quasi esclusivamente alla TV e ad altri media tradizionali; ma a causa di questo nuovissimo tipo di nomadismo, nelle progettazioni delle campagne ADV diventa sempre più importante integrare ads sui social media parallelamente agli spot, presto forse persino in sostituzione ai passaggi TV, soprattutto nel caso di prodotti destinati a un pubblico giovane.