Google +Post ads: il social advertising secondo Google

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I +Post ads di Google coniugano l’engagement del web sociale con i rich media

Google annuncia un formato di ads che consente di condividere sul web contenuti multimediali e social generati con Google+

I Brand vogliono creare esperienze online visivamente ricche, attraverso formati coinvolgenti progettati attorno alla conversazione”. Si apre più o meno così il post di annuncio dei nuovi +Post ads, pubblicato non sul blog ufficiale ma sul profilo Google+ di Eran Arkin, Social Ads Product Manager in Google.

+Post ads al momento è ancora un programma pilota. Il suo scopo è consentire ai brand e agli inserzionisti di progettare una campagna adv online che possa facilmente trasformarsi in una conversazione sul prodotto.

+Post ads sfrutta le capacità multimedia e interattive di Google+ per generare un contenuto “visually rich and compelling” (testo, immagini, video, persino video streaming attraverso Hangout) e trasformarlo con pochi click in un adv interattivo e conversazionale, che le persone possono commentare e ricondividere.

La novità sta nel fatto che il contenuto sociale e interattivo di G+ “vive” anche al di fuori del media nativo (cioè nel Google Display Network, che conta oltre 2 milioni di siti) come fosse un display ad qualunque, con tutte le feature di profilazione, segmentazione e targeting contestuale tipiche del network di Google. L’ad genera un costo solo quando le persone interagiscono col contenuto.

Chi vede l’ad sul web può direttamente commentario, condividerlo con le sue cerchie, fare +1. L’immediatezza dell’interazione dovrebbe consentire a questo formato di essere più “relevant and engaging“.

I vantaggi del formato, secondo Google, sono l’integrazione tra azioni social dentro e fuori da Google+, la possibilità di pianificare le campagne come se tutto il web fosse il social stream del brand, addirittura creare microcommunity istantanee attorno al brand.

I +Post ads – che sono responsive a seconda della piattaforma usata, con particolare attenzione al mobile – si aprono in una lightbox fino quasi a riempire lo schermo con la creatività dell’ad e la conversazione associata.

I primi brand coinvolti nel programma pilota (Toyota USA, Mondelez, RITZ crackers e Cadbury UK) avrebbero già riscontrato un aumento del 50% del tasso di diffusione degli ad rispetto ai rich media tradizionali.

Questo nuovo formato, a fronte dell’indubbio vantaggio di coinvolgere le persone in modo molto più profondo rispetto agli ad tradizionali, richiede da una parte una progettazione estremamente social dei contenuti (l’ad spreca gran parte del suo potenziale di engagement se non si basa su contenuti coinvolgenti), dall’altra una gestione più attenta e competente dell’adv normale, poiché richiede un community management e una partecipazione attiva alla conversazione che nasce dall’ad.

Resta da verificare, e qui sta la scommessa di Google, se e quanto le persone siano disposte e interessate ad applicare a contenuti commerciali l’innata tendenza umana alla conversazione e alla socialità online.

Per registrarsi al programma pilota +Postads

La case history Toyota, che mostra un esempio di cosa si può fare con +Postads